Attraversarono tre o quattro paesi che sembravano sbattuti negli angoli più ombrosi e ingrati della vallata per lasciare ai campi e ai pascoli delle bestie le zone più aperte e meglio esposte. Eran borghi di case malandate, addossate a caso le une alle altre, con i tetti, molti dei quali sfondati dall’incuria o da qualche ignoto cataclisma, ricoperti di brina anche in quei giorni d’estate. La strada tagliava in due quei cumuli di cubi di pietre e travi, facendosi stretta e corrugata.
In uno di quei paesini si fermarono a chiedere indicazioni a un vecchio prete.
«Il lago?» ripeté questi, grattandosi il mento incolto.
«Il lago di… Sì, il lago» disse lui, che per un lapsus repentino non riusciva a farsene tornare in mente il nome.
Il prete restò a pensare a lungo, guardando al di sopra dei tetti, come se il lago potesse trovarsi oltre le case. Poi lo distrasse un ragazzino ch’era sbucato da un tugurio reggendo un sacchetto di plastica. Il ragazzino si avvicinò e gli porse quel sacchetto, dentro cui si agitavano e piangevano diversi animaletti, forse gattini, che il prete afferrò senza dire nulla.
«Gattini?» chiese lei, indecisa se sentirsi intenerita o inquieta.
«Appena nati» concesse il prete. «Dicevamo, un lago».
«Già, ecco, purtroppo ora come ora non ricordo più come…» cominciò a dire lui.
Lo interruppe il gesto del prete, che, posato il sacchetto sullo scalino dell’ingresso di un abituro, vi si sedette sopra con tutto il peso, assestandosi a balzi sulle natiche. «Un lago…» rimuginava intanto.
Lei, ammutolita, sentì le vocine spegnersi, percepì un vago crocchiare d’ossa, o forse se lo immaginò soltanto, e vide abbassarsi il grosso prete sul sacchetto sempre più piatto e largo.
«Un lago…» pensava quello a mezza voce. Diede un’ultima battuta di natiche, e si levò.
«Probabilmente» esitò poi lui, una volta risaliti in auto a consultare cartine, «probabilmente, e da un certo punto di vista, la sua, sua del prete, è una buona azione. Piuttosto che vedere randagi soffrire di fame, per le strade, o lasciare che finiscano sotto le ruote, o che siano attaccati da, che so, dai lupi, meglio così».
Ma lei non rispose. E nemmeno lui sembrava persuaso dalla sua stessa giustificazione. Solo dopo un’altra infilzata di tornanti che ingarbugliarono i loro stomaci e tolsero loro ogni colore, «Lupi? Hai detto lupi?» chiese lei.
In uno di quei paesini si fermarono a chiedere indicazioni a un vecchio prete.
«Il lago?» ripeté questi, grattandosi il mento incolto.
«Il lago di… Sì, il lago» disse lui, che per un lapsus repentino non riusciva a farsene tornare in mente il nome.
Il prete restò a pensare a lungo, guardando al di sopra dei tetti, come se il lago potesse trovarsi oltre le case. Poi lo distrasse un ragazzino ch’era sbucato da un tugurio reggendo un sacchetto di plastica. Il ragazzino si avvicinò e gli porse quel sacchetto, dentro cui si agitavano e piangevano diversi animaletti, forse gattini, che il prete afferrò senza dire nulla.
«Gattini?» chiese lei, indecisa se sentirsi intenerita o inquieta.
«Appena nati» concesse il prete. «Dicevamo, un lago».
«Già, ecco, purtroppo ora come ora non ricordo più come…» cominciò a dire lui.
Lo interruppe il gesto del prete, che, posato il sacchetto sullo scalino dell’ingresso di un abituro, vi si sedette sopra con tutto il peso, assestandosi a balzi sulle natiche. «Un lago…» rimuginava intanto.
Lei, ammutolita, sentì le vocine spegnersi, percepì un vago crocchiare d’ossa, o forse se lo immaginò soltanto, e vide abbassarsi il grosso prete sul sacchetto sempre più piatto e largo.
«Un lago…» pensava quello a mezza voce. Diede un’ultima battuta di natiche, e si levò.
«Probabilmente» esitò poi lui, una volta risaliti in auto a consultare cartine, «probabilmente, e da un certo punto di vista, la sua, sua del prete, è una buona azione. Piuttosto che vedere randagi soffrire di fame, per le strade, o lasciare che finiscano sotto le ruote, o che siano attaccati da, che so, dai lupi, meglio così».
Ma lei non rispose. E nemmeno lui sembrava persuaso dalla sua stessa giustificazione. Solo dopo un’altra infilzata di tornanti che ingarbugliarono i loro stomaci e tolsero loro ogni colore, «Lupi? Hai detto lupi?» chiese lei.



