venerdì 22 aprile 2011

Sintonie: intervista a Rita Charbonnier, 1

Su "Letteratitudine", Rita Charbonnier, l'autrice di "La sorella di Mozart", "La strana giornata di Alexandre Dumas" e del prossimo "Le due vte di Elsa", sta rispondendo ad alcune mie domande a proposito della natura musicale del suo romanzo su Nannerl Mozart. Ne riporto la prima parte.

1 - Di Nannerl Mozart come compositrice non è rimasto nulla. Questo ti ha consentito di lavorare attorno alle sue composizioni con una maggiore libertà?
RITA Sì, senz'altro. Mi sono chiesta quale fosse la natura della sua musica - che in più di un'occasione ebbe il plauso di suo fratello: ci sono delle lettere nelle quali Mozart loda la bellezza e la "correttezza" delle sue composizioni, e la esorta a cimentarsi ancora. Peraltro il fatto che la musica di Nannerl non sia giunta fino a noi mi è sembrato potenzialmente fortissimo sul piano drammatico: dovevo senz'altro raccontare il momento nel quale le sue composizioni venivano distrutte. E nel romanzo questo avviene più di una volta e in modi e momenti diversi; d'altra parte, la musica di Nannerl si disperde sempre in un elemento naturale: fuoco, acqua, aria.


2 - “Quando faceva musica, la piccola Nannerl non aveva nulla di umano; sembrava ci fosse in lei una divinità primitiva, che aspettava di accostarsi a uno strumento per debordare e lasciare stupefatti. Le sue mani srotolavano suoni limpidi e velocissimi, obbedivano a un istinto armonico ineguagliabile e il risultato era insieme sicuro e disordinato”. È una descrizione suggestiva e perfino inquietante dell’ispirazione e del talento musicale. Quanto di questa visione ti appartiene e quanto invece è legato alla visione che se ne aveva all’epoca di Wolfgang e di Nannerl?
RITA Ho avuto un’insegnante di pianoforte che ha rappresentato molto per me (e che ringrazio alla fine del romanzo). Si chiama Lucia Lusvardi ed era una bambina prodigio. Fu lei a parlarmi delle sensazioni che provava nel suonare, da piccola. Era per lei un fatto assolutamente naturale, un gioco al quale dava un’importanza persino relativa e che negli altri destava stupore e anche un certo timore - lo stesso che si prova di fronte a una manifestazione potente della natura. Credo quindi che alla base della descrizione che tu citi ci sia questo ricordo. E poi, l’idea del disordine: poiché genio è anche rompere le regole e creare un nuovo ordine (”troppe note, caro Mozart”…)

3 - La facilità con cui Nannerl pensa e scrive musica (e la vive come una parte di se stessa) si sposa spesso con una concezione invece legata alla pazienza della ricopiatura, all’attesa del risultato migliore, all’alta artigianalità della costruzione. “Passione” e “disciplina”, come dirà anche Johann Christian Bach: la seconda serve ad esprimere la prima. Ti riconosci anche tu, come musicista ma anche come scrittrice, in questo equilibrio tra l’una e l’altra?
RITA Sì, senz’altro. Credo che ogni creazione artistica sia frutto di una complessa mediazione tra una parte di sé che urla, che vuole a ogni costo esprimersi, e una parte che invece comprime, imbriglia e reprime. La seconda di solito dice “così non va bene, non è così che si fa” ma può arrivare addirittura a dire “non ce la farai mai, non sei capace!”. Come affermo nei seminari di scrittura che di quando in quando mi trovo a tenere, l’ostilità nei confronti della “tecnica” che manifestano molte persone, soprattutto quando si tratta di tecnica di scrittura, non è altro che un tentativo (infruttuoso) di gettare lontano da sé quella parte soffocante. Che invece andrebbe integrata e utilizzata, perché può essere molto utile.

1 commento:

Rita Charbonnier ha detto...

Molte grazie, Claudio, per aver ripubblicato l'intervista. Pensavo di farlo anch'io, e prima o poi lo farò! :-) Bellissime le tue domande. Grazie di tutto e a presto.
Rita