mercoledì 27 aprile 2011

Sintonie: intervista a Rita Charbonnier, 2

Prosegue, su "Letteratitudine", http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/06/25/letteratura-musica/, l'intervista a Rita Charbonnier su letteratura e musica. Ne riporto la seconda parte.

4 - Il mondo della musica (se lo prendiamo come una sorta di paradigma del mondo tout court) ha ancora, secondo te, qualcosa dell’epoca raccontata nel romanzo, per quanto riguarda il ruolo e la presenza delle donne?
Ahimè, basta guardarsi intorno… ci sono poche compositrici, e le direttrici d’orchestra sono mosche bianche. Quando una donna dirige un’orchestra, fa notizia! Le nostre menti (quelle degli uomini e anche quelle delle donne) sono così invase da stereotipi e pregiudizi vecchi di millenni che tuttora, e non di rado, si sente parlare di una presunta “naturale”, “congenita” incapacità delle donne a comporre e dirigere. Cioè, si considera il dato come una prova di se stesso, con un procedimento francamente illogico. Come a dire: nessuna persona di colore ha vinto il Nobel per la fisica, quindi dobbiamo concludere che i neri sono inadatti a contribuire al processo scientifico (o magari meno intelligenti dei bianchi!). E’ esattamente lo stesso tipo di sciocchezza, per non dire di assurdità offensiva e gravemente discriminatoria. Eppure me lo sono sentito dire diverse volte, durante le presentazioni del mio romanzo. Ogni tanto si alzava qualcuno in piedi e osservava con un’aria arguta: “Nella storia ci sono state diverse poetesse, diverse pittrici, ma pochissime compositrici. Questo dimostra che la mente femminile ha una qualche specificità che la rende meno adatta alla composizione di musica della mente maschile. Non lo crede anche lei?” E per quanto io potessi rispondere: “No, non lo credo”, e tentare di argomentare, vedevo che queste persone non erano contente; anche perché, probabilmente, avevano bisogno di identificare quel che l’essere umano diventa e realizza con quel che è “destinato” a diventare e realizzare, per via delle sue caratteristiche innate, in maniera pressoché indipendente dalle circostanze. Io credo invece che noi ci formiamo interagendo con il mondo che ci circonda, e se quel mondo non fa che ripeterci che un Mozart donna non potrà mai esistere, finiremo per crederci anche noi.

Chissà, Rita, forse un romanzo come il tuo può aiutare a spazzare via anche certi pregiudizi duri a morire. O almeno - a me sembrerebbe già molto importante - può far venire qualche dubbio ai sapientoni della domenica, può incrinare le loro comode certezze.
A me, a proposito di figure femminili fondamentali nella musica, è venuto subito in mente il nome di Nadia Boulanger: senza di lei e il suo insegnamento e la sua visione estetica, mezza musica del Novecento non ci sarebbe (di sicuro tutta o quasi la musica nordamericana, da Copland a Glass a Quincy Jones, per dire).
A proposito, Rita: la sua vita finisce per assomigliare a quella della tua Nannerl. Dopo una giovanile attività di compositrice (poca roba, ma preziosa) si dà all’insegnamento, oltre che alla diffusione e valorizzazione dell’opera della sorella Lili. Ha tracciato la via della modernità (una delle vie, d’accordo, in ogni caso quella più duratura, frequentata e varia). Ma torniamo all’intervista.
5 - Su che cosa si incentra secondo te il rapporto tra letteratura e musica? O, per essere più precisi: come può secondo te il linguaggio della narrativa avvicinarsi a quello della musica? Come può renderlo senza tradirlo?

Non sono sicura di saper rispondere. Quello che mi interessa, personalmente, non è tanto un possibile avvicinarsi del linguaggio della narrativa a quello della musica, quanto una linea di ricerca che porti i due linguaggi a interagire e magari fondersi. Quindi non parlerei di tradimento: non mi sembra possibile. Sono due mondi espressivi troppo diversi. Sarebbe come dire che un elefante viene portato ad assomigliare a una gazzella senza tradire l’essenza della gazzella. Chissà che invece l’uno e l’altra non possano correre insieme… Per fare un esempio: diverse persone mi hanno detto di aver gustato meglio l’ascolto della musica di Mozart dopo aver letto il mio romanzo; o che, nel leggerlo, provavano un desiderio fortissimo di ascoltare il brano al quale, in quel momento, il romanzo faceva riferimento. “Bisognerebbe che il CD fosse in vendita insieme al libro!” mi dicevano. Ecco, questa è una delle possibilità di interazione. Oppure, qualche tempo fa ho presentato “La sorella di Mozart” in un locale dove c’è un pianoforte, e ho suonato la Fantasia in re minore K 397 recitando, nel contempo, il brano del romanzo nel quale Nannerl la suona per suo marito. Tutti mi hanno detto di aver gustato triplamente l’ascolto della musica – poiché accompagnato da una descrizione verbale forte sul piano emotivo (non da un’analisi musicale). Esiste quindi la possibilità che letteratura e musica si fondano senza tradirsi, ma integrandosi; che divengano un unico veicolo.

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