giovedì 31 luglio 2008

"Nora e le ombre" - una pagina dal cap. 4

Mario aveva una voce potente, limpida, tendente all'acuto: la sera, dopo cena, ogni tanto si divertiva a cantare attorno al tavolo ancora apparecchiato le canzoni di quando era lupetto. Il suo falsettone, con cui senza malizia tentava di riprodurre una voce bianca, faceva inorridire Isacco, che fuggiva in camera anche se il padre gli ordinava di rimanere seduto.
È solo una fase, gli diceva allora Nora, per consolarlo.
Ma quanto dura questa fase? E poi, perché si vergogna di suo padre? chiedeva Mario, che per non interrompere l'impostazione della voce continuava a esprimersi in falsetto.
Non lo so, diceva lei. E cominciava a sparecchiare, mentre lui riprendeva a cantare, a voce ancora più alta e con tono di sfida, per farsi udire dal figlio.
Nora, quella sera, a letto, parlò a Mario del cruccio letterario che l'aveva tormentata tutto il pomeriggio.
"Capisci? Se ho sbagliato, sarò costretta a riscrivere tutto".
Mario la ascoltava, per cortesia, grattandosi l'inguine. "Quante pagine hai già scritto?" chiese alla fine, per mostrare che partecipava al dialogo.
"Cento, centodieci".
"Un bel po'. Ho un'unghia incarnita".
"Come?"
"Vedi? L'unghia dell'alluce. All'ultima escursione, mi faceva male".
Nora, per cortesia, diede un'occhiata ai grossi piedi incalliti del marito. L'unghia, opaca e irregolare, penetrava da un lato nella carne, accartocciandosi come un lembo di vecchia pergamena.
"Ora ti fa male?"
"Solo se muovo le dita così". Fece roteare il piede in modo scomposto, rischiando di colpire in faccia la moglie.
"Ci credo che così ti fa male" disse lei. "Farebbe male anche a me".
"Ma per te non sarebbe essenziale! Tu… tu ti siedi dietro la cattedra, ed è fatta".
"Se lo dici tu…"
"Potresti anche avere due moncherini invece delle gambe, tu. Io, invece, come dire? Per noi, l'uso dei piedi è anche più importante di quello del cervello".
"È una battuta, vero?" rise Nora.
"No" mormorò Mario, stupito.
Stavano tergiversando entrambi, e lo sapevano, pur senza confessarselo. Quella sera, secondo i calcoli basati sull'Ogino-Knauss, era l'ultima sicura prima della fase di fertilità. Mario non voleva ricorrere a metodi anticoncezionali diversi, perché, diceva, non li trovava "sicuri", e Nora, sfiorata a volte dal pensiero di provvedere da sola, con cicli di pillole o spirale, all'insaputa del marito e sperando nell'indulgenza misericordiosa di Dio, aveva finito per non fare nulla di tutto ciò, nel timore di essere scoperta e rimproverata – da Mario prima di tutti.
"Bene, eccoci qua" disse Mario, che fissava Nora con intenzione.
"Già".
"Sai che giorno è oggi?"
"Sei tu che tieni il conto".
"Con i numeri, se mi consenti, mi muovo più a mio agio di te".
"Già".
"D'altro canto, è scientificamente dimostrato che la mente del maschio è razionale, mentre quella della femmina…"
"Alcuni dicono il contrario".
"Non conosceranno bene le femmine".
"Tu" sorrise Nora "le conosci bene?"
"No, a parte te. Ma conosco un mucchio di maschi razionali anche più di me. Ora, se permetti…"
Portò le mani sull'elastico dei pantaloni del pigiama, e restò bloccato nell'atto di abbassarli.
"D'accordo" disse lei.
Mario si calò i pantaloni. Sotto portava un paio di boxer azzurrini.
"Se permetti di nuovo…"
"Se non ti sbrighi, mi ritroverò nel periodo fertile prima che tu…"
"Spiritosa" la rimproverò Mario, il quale su certe cose non amava scherzare, mentre si liberava dei boxer, e riponeva il tutto, pigiama e boxer, ben ripiegati, su una sedia accanto al suo comodino. L'operazione richiese un paio di minuti. Nora notò che il pene del marito pendeva ancora tranquillo, come un neonato addormentato di criceto.
"Sei sicuro di volerlo fare?" disse allora, indicandogli il coso con un movimento del mento.
"Be', tu ci tieni, no?"
"Sì, certo".
"Allora lo si fa. Coraggio. C'è bisogno che ti lubrifichi?"
Lei non poté fare a meno di arrossire.
"Sì, credo".
Lui sospirò, un lungo paterno sospiro di pazienza, si infilò in bocca tutto l'indice della destra e lo estrasse insalivato.
"Dovrebbe bastare" disse, avvicinando il dito al ventre di Nora e sgocciolando saliva sul letto.

(dal cap. 4 di "Nora e le ombre", Palomar, Bari, 2006, per gentile concessione dell'editore)

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