giovedì 28 agosto 2008

"Le larve" - le fonti, 5


Di Landolfi (del primo Landolfi, soprattutto) molte cose mi affascinano, molte mi hanno influenzato e continuano a esercitare un forte condizionamento stilistico: il suo far parte per se stesso, come scrittore, lontano da scuole; lo scrivere opere che non si lasciano catalogare (Calvino ha provato, nella celebre antologia di pagine landolfiane, a stabilire criteri, ad accorpare per temi, ma non saprei dire se sia stata una buona idea, o se sia riuscito nell’intento); il divagare del suo sguardo, nelle opere, con un atteggiamento poco compatibile con l’equilibrio, l’armonia, l’architettura, comunemente intesi, tanto meno con l’astuzia editoriale; la lingua galleggiante in una atemporalità letteraria che però non ha perso una sua componente colloquiale; un’ironia ora palese ora sfuggente, ma sempre avvertibile, come un continuo virgolettare; una propensione di alta caratura letteraria per le presenze striscianti, le creaturine dalle quattro zampe in su, o quelle senza zampe, e in generale per le creature animali silenziose e misteriose.
In “Racconto d’autunno”, il suo libro che più amo, c’è un io narrante che si muove in un mondo sfumato e imprecisato, eppure raccontato con minuziosa precisione, con uno sguardo insieme attratto dal meraviglioso e uno spirito tendente al raziocinante: affronta il mistero non con l’intento di spiegarselo, ma con quello di delimitarlo; vi penetra (penetra nella casa misteriosa intravista nel capitolo 1, circondata alla boscaglia, silenziosa, ingannevolmente disabitata). «Confesso tuttavia che fui preso, allora, da un certo irragionevole e indefinibile terrore, che, ad onta della mia poco allegra situazione, conteneva persino un tanto di curiosità». Questa miscela psicologica guida il narratore nelle sue esplorazioni, dei rumori, degli odori, delle caratteristiche architettoniche, del degrado, delle tenebre, degli incontri (i cani da guardia, il vecchio abitante, il ritratto della giovane, la giovane); fa della casa un personaggio vivo, concentrato di languori e inquietudini di matrice romantica, lo lascia abitare da sensazioni e impressioni, da un senso di deliquio, di passione esausta, di amore lacerato.

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