martedì 2 giugno 2009

Ancora dalla "Sonettaja Massima" di Clodoveo Moro

XXII

La pena il mio polmon inforca e mangia
siccome fa il villan col tristo desco
d’un petronciano e d’una vil marangia:
e s’io da strazio tal me ne riesco

tagliomi in voto la corvina frangia
e monaco mi fo solo e cagnesco
a viver parco in disperduta grangia
muto e ciecato pel secolo tresco.

Amore n’è l’etterna cagione:
fiede ed ancide con arte spagnuola
chi l’asseconda ed anche chi s’oppone.

Vedi vagar scherane di sua scola
bramose in grazia de l’usucapione
d’omi rapire e gittarli a la mola.

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