lunedì 29 giugno 2009

Da "Voci, Donna, Buio": una scena

Appare un uomo elegante e timido, con le mani dietro la schiena, un po’ curvo. Scuote la testa, a vedere la donna. Questa non sembra riconoscerlo. Gli sorride, lo fissa a lungo, lo invita ad avanzare, a farsi vedere alla luce.
L’UOMO - Non ricordate più, mia cara?
LA DONNA (perplessa) - Sì, certo.
L’UOMO (con tenerezza) - Mentite. Dicevate che non avreste mai dimenticato.
LA DONNA - Perdonate, sono solo stanca. Ditemi solo…
L’UOMO - Potrei farlo, in effetti. Non è un esercizio che pratico sovente, dar parole ai miei, ai nostri ricordi. Alcuni si sforzano di raccontare a tutti quelli che incontrano i loro pensieri. Ma io sento di soffrire, a dar corpo con le parole ai miei ricordi, e non voglio soffrire ancora.
LA DONNA - Non sembrate soffrire davvero.
L’UOMO - So dissimulare. L’ho imparato tempo fa, per non piangere in pubblico.
LA DONNA - Accomodatevi, prendete una sedia.
L’UOMO - Questa sedia? La ricordo perfettamente. Mi fa male ritrovarla. Mi origina un grumo di dolore qui.
LA DONNA (stupita?) - Una sedia?
L’UOMO - Questa sedia. Credo proprio che rimarrò in piedi.
LA DONNA - Come volete. Desiderate un biscotto, un tè?
L’UOMO - Quei biscotti? Quelle tazze? Non potrei mai nemmeno prenderli in mano. Li ricordo perfettamente. Sono oggetti legati a momenti di dolcezza irrimediabilmente perduta, non capite?
LA DONNA - Provo a capirvi. Ma sono solo biscotti e tazzine.
L’UOMO - Esatto. Quel vostro sorriso, quel tono condiscendente. Non li ho dimenticati. Li riservavate ai miei timori, ai miei rimorsi.
LA DONNA - Non ricordo, mi spiace.
L’UOMO - Non sarei dovuto venire qui. Voi non mi avevate invitato, e io non ho alcun diritto di importunarvi.
LA DONNA - Non dite così. Mi fa piacere vedervi.
L’UOMO - Mi fate male, smettetela!
LA DONNA - Santo cielo, amico mio…
L’UOMO - Non deve farvi piacere, il vedermi. Deve farvi male, deve togliervi il fiato! Non deve essere piacevole!
LA DONNA - Scusate, ma…
L’UOMO - Deve schiantarvi di dolore per quanto avete perduto con la vostra cocciutaggine! Altrimenti tanto vale che non ci si veda mai più.
LA DONNA - Ma la vostra compagnia…
L’UOMO - Toglietevi quel sorriso stolido, mi irritate. Dovevo stare lontano da questa casa. Ora vado.
LA DONNA - Mi dispiace se vi ho offeso.
L’UOMO - Mi avete ferito, in realtà. Poi lasciato lì, agonizzante.
LA DONNA - Se almeno me ne ricordassi…
(Avanza, gli sfiora un braccio)
L’UOMO - Non mi toccate più!
LA DONNA - Vi ho solo sfiorato per amicizia.
L’UOMO - Questo è il punto. Se penso ai nostri abbracci passati, questo contatto amichevole mi fa impazzire di dolore.
LA DONNA - Scusatemi, vi prego. Non ricordo questo passato.
L’UOMO (piangendo) – Smettetela, vi scongiuro!
Esce.
("Voci, Donna, Buio", o comunque si intitolerà, è un progetto di opera da camera che ho scritto per l'amico compositore Alessio Elia).

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