giovedì 2 luglio 2009

Sintonie: conversazione con Alessio Elia, 3

Si conclude la risposta del compositore Alessio Elia alla mia domanda sul comporre.

Per quel che concerne l’approccio compositivo vissuto alla tastiera, posso dirti che generalmente amo ascoltare i suoni che metto su carta.
Suonare al pianoforte è un modo per avere un contatto “carnale” con la materia sonora.

Il limite di scrivere al pianoforte però è il sistema equabile con cui è suddivisa l’ottava.
Chiaramente da che ho iniziato ad interessarmi all’interazione di sistemi d’intonazione eterogenei e alla composizione per mezzi dei suoni armonici naturali, l’utilizzo del pianoforte non è più ipotizzabile, proprio in virtù del sistema d’intonazione con il quale è accordato che non risponde dunque al tipo di esigenza d’ascolto che mi occorre.
Una delle caratteristiche più importanti del mio lavoro negli ultimi otto anni, ossia dal 2001, è stata l’investigazione delle possibilità timbriche, dinamiche e d’intonazione nelle scordature degli archi.
Ecco che ritorniamo alla manualità sugli strumenti.
Verifico personalmente sugli archi le sonorità dei suoni armonici naturali ottenute per mezzo di accordature anomale (che non seguono l’ordinaria serie delle quinte, o delle quarte), e sperimento su di essi le possibile soluzioni timbriche di cui ho bisogno.
Ho iniziato da alcuni anni ad analizzare col computer, per mezzo di programmi a questo dedicati, le componenti acustiche, spettrali, tempi di decadimento e tutte le qualità acustiche di questi suoni armonici, così da poterne avere un’idea più chiara, utile poi in fase di composizione.
Questo studio scientifico consente una conoscenza “esatta” delle caratteristiche qualitative del suono, informazioni necessarie per il raggiungimento di quell’idea di timbro che inseguo da anni.

Accennavi all’ipotesi di una natura grafica delle idee musicali.
Ci sono compositori che disegnano l’andamento formale di un brano, o ne delineano gli aspetti melodici attraverso disegni.
Altri che tracciano graficamente i volumi sonori, dove le masse sonore si intensificano e dove esse si assottigliano.
Può essere una metodologia di lavoro utile, ma la trovo ad ogni modo fuorviante.
È il segno che mette su carta un’idea che prima nasce nella mente e non il contrario.
Che poi rappresentazioni grafiche, pittoriche, scultoree possano suscitare idee musicali è tutt’altro discorso.
Insomma, rimandare di nuovo un pensiero musicale a qualcos’altro, l’aspetto grafico in questo caso, è l’ennesimo tentativo di rinviare (o peggio ancora, evitare) l’incontro tra pensiero e suono, o in qualche modo interferire con esso.

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