mercoledì 12 ottobre 2011

Due nuovi racconti su "Quintadicopertina"

Tempo di racconti! Da oggi è possibile scaricare due miei racconti dal Jukebooks 2011 della casa editrice digitale “Quintadicopertina”, assieme ad altri testi di altri autori selezionati da Alessandro Milanese e Alessandro Romeo (andate su http://www.quintadicopertina.com/iljukebooks/ e preparate gli spiccioli). Nel comunicato stampa noi autori siamo definiti tra l’altro “giovani scrittori” e “i migliori… della narrativa underground italiana”. Vada per l’underground (concetto e contesto in cui, a modo mio, mi riconosco); sulla patente di “giovane”, invece, glisso, ringraziando dei troppi anni toltimi.

Non è la prima volta che un mio racconto finisce nel Jukebook di Quintadicopertina; nel 2010, “Il punto interrogativo”, che già era stato pubblicato sul numero 3 di "Colla – Una rivista letteraria in crisi”, è stato selezionato assieme ad altri racconti apparsi in diverse riviste online. “Attesa” e “La conca buia”, i miei pezzi per quest’anno, sono invece del tutto inediti. Di seguito un assaggio di entrambi:

“Mio padre la scacciava quasi subito dal letto, e la buttava fuori dalla camera, a calci e spintoni. Quando questo accadeva, mamma poteva dirsi fortunata. Perché altre volte l’ira di mio padre, invece di sbollire a menar colpi, rimaneva insaziata: allora la mamma veniva trascinata fino alla porta di casa, e respinta nell’aia, anche nel gelo del pieno inverno, e lasciata lì, raggomitolata a terra, nella neve o nel fango gelato, a tremare. Mio padre a quel punto afferrava la prima creatura che gli capitava a tiro, e se non trovava anima viva andava a cercarsela nella stalla o nei recinti. Il più delle volte ne veniva via con una capra, che conduceva a strattoni in casa e si portava a letto, al posto della mamma, come segno di grandissimo spregio.
Una volta che era corso invano dietro a capre mal disposte a finire sotto le coperte, entrò in stalla e ne tirò fuori una vacca, nemmeno tra le più giovani e piccole. La vacca, stupidamente docile, si lasciò guidare in casa e portare in camera, dove mio padre la spinse fin sul letto, bestemmiando. La vacca prima tentò di rimanere in equilibrio sul materasso, poi capì ch’era meglio accucciarsi, e tronfia si lasciò cadere proprio al centro del letto, accanto a mio padre che con ostinazione cieca si stava mettendo a dormire. Il tonfo fece tracollare l’intelaiatura del letto, che si sfracellò con uno schianto orribile e provocò altre bestemmie di mio padre, ululati di spavento della vacca, e la fuga di questa per tutta la casa, dove rovesciò ogni cosa e smerdò ogni angolo per la paura, prima di imboccare la porta aperta a cornate.”
(da “La conca buia”)

“Mai più avventure in cortile, mi dicevo intanto, stringendo i pugni come a render più solenne quel giuramento, mai più cadute, corse, sfide, botte, salti di steccati, esplorazioni di siepi. Se ero lì, ad agonizzare tra le passamanerie di quella bottega, era perché a mia madre servivano ago, filo e pezze per ricucire certi strappi che io stesso, con la mia solita avventatezza, mi ero procurato nei campi attorno a casa. D’ora in poi, mi promettevo scandendo il pensiero come se pronunciassi una formula dinanzi a un consesso di sacerdoti, d’ora in poi camminerò composto, eviterò i rovi e le buche, mi terrò lontano dalle risse. Anzi, rimarrò sempre in casa, nello studiolo in penombra, a studiare e leggere, ma senza appoggiare i gomiti al tavolo, perché le maniche lise richiedono toppe, e altro ago e altro filo, e ci si può sbrindellare anche in casa, con un gesto improvviso, una postura malaccorta. Dunque nello studiolo, come un vecchietto ammodo, con il libro ben aperto davanti, le mani sul tavolo, le gambe non incrociate, mentre fuori, nel cortile prima e poi nei prati attorno, fino al confine invalicabile della ferrovia e forse anche più in là, verso altri campi che non conosco, i miei amici, ma ormai non più amici, complici piuttosto di schiamazzi e gazzarre, si rotolano come animali bradi.”
(da “Attesa”)

Doverosa postilla: tra le mie “influenze” a cui si fa riferimento nella pagina di Quintadicopertina ci sono Michele Mari, Chessex, Ramuz, Palazzeschi, Tozzi. Forse questi nomi meriterebbero qualche riga di spiegazione. In generale volevo suggerire prima di tutto una concezione complessa e stratificata del passato, una rivisitazione della memoria – una rielaborazione non nostalgica dell’infanzia, insomma; poi una visione sofferta e affaticata del vivere, priva di indulgenze, indurita da un pessimismo aspro; poi un riso amarognolo, uno sguardo disincantato prima di tutto verso se stessi; infine un ricorso a una lingua “lenta”, ponderata. Ramuz, ma soprattutto Chessex, stanno lì a ricordare, in particolare per “La conca buia”, quel perenne stato di dolore del vivere dell’uomo di montagna, isolato e schiacciato, lontano da ogni tentazione epica o arcadica.

Ma non è tutto qui: dalla prossima settimana un altro mio racconto, “Verso il lago”, comparirà a puntate su http://www.cinquecapitoli.it/ in una veste nuova e più completa rispetto a un paio di anni fa, quando era stato pubblicato su “Castelli di cultura”, supplemento al n. 1 di “Mélange”, del febbraio 2009. Ma di questo parleremo più avanti.

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