lunedì 2 aprile 2012

Interviste sul romanzo storico, 3: Claudia Patuzzi


Di seguito, le risposte di Claudia Patuzzi all'indagine sul romanzo storico che sto portando avanti con i miei alunni di seconda.

1 - Qual è secondo te l'epoca più interessante per l'ambientazione di un romanzo storico?
2 - Che cosa non dovrebbe essere un romanzo storico?
3 - Perché scrivere ancora oggi romanzi storici?
4 - Attraverso quali fasi passa la scrittura di un romanzo storico?
5 - Come ti documenti per la stesura di un romanzo storico?


1. Non ci sono epoche più o meno interessanti, ciò che conta è "come" si scrive "ciò" che si vuole scrivere. (È comunque evidente che alcune epoche di crisi e passaggio, tuttora aperte, come per esempio alcuni conflitti o il razzismo, sono suscettibili di un’audience maggiore).

2.Il romanzo storico (se tale definizione è ancora valida oggi, io preferisco il termine di romanzo polifonico) non deve essere una tesi a tema, ma deve porsi e stimolare domande, evidenziare problemi passati in rapporto al presente, più che dare risposte. L'ambientazione è relativa; è l'interesse dell'autore per il periodo in esame che conta veramente: perché il romanzo storico sia seguito con vera partecipazione dal lettore deve essere motivato e appassionato. Deve restare un'opera "aperta" e possibile nel presente, coinvolgendo emotivamente (oltre che moralmente e scientificamente) il lettore.

3. I romanzi storici attuali dovrebbero colmare lacune, vuoti morali, opporsi a derive sociali e politiche come campanelli d'allarme o di rivolta (come, nei Promessi Sposi, il rapporto tra la dominazione spagnola e il Risorgimento imminente); dare risposte ai problemi del presente attraverso il passato e il valore della memoria: "il presente come storia" in quanto noi siamo il prodotto di un certo passato, di cui può essere rappresentativo uno o più personaggi (v. il lavoratore ingenuo popolare Renzo, L'Innominato per es. o Don Abbondio) o un evento (la peste) o un conflitto interiore… insomma “il presente come storia”.

4/5. Si inizia sempre da un nucleo centrale che parte dall'autore-scrittore, anche personale (può essere un ricordo, un'esperienza, un quadro, una foto, non necessariamente storico-collettivo). A volte si può partire da una notizia o fatto letto su un giornale etc. Ma l'autore deve sempre essere coinvolto razionalmente ed emotivamente.
Successivamente si sondano le informazioni necessarie e correlate con ricerche varie (attraverso libri, internet, filmati, documenti: lettere, foto...).
La terza fase è la struttura architettonico-organizzativa simile a un edificio a più piani o a cerchi concentrici a seconda della struttura che si vuole realizzare a cui si intrecciano i vari personaggi, in rapporto alle varie fasi, date ed eventi epocali... Tale fase è molto importante, ma, senza la molla personale, della prima fase, non è possibile.

Claudia Patuzzi vive a Parigi. Oltre a saggistica per Liguori e “Nuova Antologia”, ha scritto i romanzi “La riva proibita” (2001), ambientato nel XIII secolo, pubblicato in seguito in Francia con il titolo “La rive interdite” (Normant, 2010), e “La stanza di Garibaldi” (Manni, 2006), che ripercorre la storia del Novecento attraverso le vicende di una famiglia italo-belga.

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