venerdì 14 settembre 2012

"A gran giornate": l'intervista a cura di Massimo Maugeri su "la poesia e lo spirito"

Sul seguitissimo (e eccellente) blog letterario "La poesia e lo spirito", http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/, compare oggi l'intervista che Massimo Maugeri mi ha fatto qualche giorno fa a proposito di "A gran giornate". Conversare, sia pure a distanza, con un galantuomo e un profondo cultore della letteratura come Massimo è sempre un grande piacere. Riporto una prima parte dell'intervista, e invito a leggere il pezzo nella sua integralità su questa pagina:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/09/14/a-gran-giornate-di-claudio-morandini/#more-64806.


A saperli cercare, di romanzi che hanno nel proprio dna caratteristiche che li contraddistinguono dalla maggior parte delle proposte editoriali in circolazione, ce ne sono ancora parecchi. Uno di questi è “A gran giornate” (La Linea, 2012, pagg. 256, € 14), il nuovo libro di Claudio Morandini: un romanzo che spazia tra viaggio e parodia, tra avventura e umorismo. Ne ho discusso con l’autore…
- Caro Claudio, anche per te la mia classica domanda “di apertura”: raccontaci qualcosa sulla genesi di questo libro. Come nasce “A gran giornate”? Da quale idea, o esigenza, o fonte di ispirazione?
Caro Massimo, il romanzo nasce già nel 2009 da un desiderio: quello, un po’ infantile se vuoi, di vivere un’avventura letteraria in piena libertà d’invenzione, senza preoccupazioni di verosimiglianza, di cronologia, di psicologia – era un’esigenza che sentivo dopo la stesura di “Rapsodia su un solo tema”. Ora, visto che anche quando cerco la piena libertà non posso fare a meno di scovarmi dei modelli letterari a cui ispirarmi, ho trovato nella struttura frammentaria del “Satyricon” di Petronio quello di cui sentivo il bisogno: una pluralità di personaggi e di storie, dunque, ma focalizzati per frammenti più o meno grandi, che ho voluto numerare anch’io come se un filologo immaginario si fosse preso la briga di mettere ordine, e inframmezzati da ellissi e perdite. Poi ho alimentato il romanzo con le reminiscenze dei romanzi che mi avevano impressionato sin da bambino: i Viaggi straordinari di Verne, il Gordon Pym di Poe, le Storie dell’anno Mille di Malerba… Oppure, fondamentali, con le immagini e i dialoghi dei film di Buñuel… Non so se queste reminiscenze si sentono a opera compiuta, so solo che per me, al momento della composizione del romanzo, sono stati riferimenti importanti.
Il registro comico si è imposto un po’ da sé: a modo suo, per la sua carnalità, la corporalità, per la concretezza dei dettagli, “A gran giornate” è un romanzo realista – e il comico, secondo un modo di vedere di lunga tradizione, è fortemente legato al realismo, alla terra, al corpo, alle pulsioni e ai bisogni primari dell’organismo, la fame, la paura, il desiderio… Ecco perché i miei personaggi finiscono per diventare loro malgrado dei picari moderni, sempre però un po’ fuori parte. In molte pagine il comico nasce proprio dall’insipienza e dall’inettitudine dei personaggi, sbalzati in situazioni troppo complesse per loro. E alla fine, a pensarci bene, si ride della vita e della morte. Potrei aggiungere che questo romanzo è stato per me, in questi anni, un modo per dare forma narrativa alla riflessione sulla fase inevitabilmente declinante della mia vita, sulla mia finitezza biologica, e via dicendo.
Qualcuno infine ha voluto anche vedere in “A gran giornate”, nel senso di minacciosa instabilità che lo percorre, un rimando all’instabilità priva di prospettive ottimistiche che tutti stiamo vivendo in questi anni – anche questa è una lettura legittima.
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/09/14/a-gran-giornate-di-claudio-morandini/#more-64806.

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