giovedì 6 settembre 2012

"A gran giornate": l'opinione di Stefania Celesia



Sul settimanale Gazzetta Matin di lunedì 3 settembre 2012, nella rubrica Fruscio di pagine – Novità e curiosità in libreria, compare questo bell'articolo di Stefania Celesia, nel quale ritrovo alcuni temi toccati nel corso di un nostro incontro a Cogne il 4 agosto (v. post del 12/8/2012).

Definire “A gran giornate” un inquietante romanzo picaresco è un tentativo di racchiudere, in due aggettivi e un sostantivo, l’universo intero di Claudio Morandini. È il suo quinto libro e a settembre farà parte dei libri consigliati dalle Librerie Feltrinelli. È un romanzo bizzarro, diverso dai precedenti, ma non potrebbe essere stato scritto da nessun altro. A nutrire la familiarità è la presenza, consueta e attesa, di quell’inquietudine che accomuna in un tratto tutti i suoi romanzi e che, amplificata da una sapiente ironia pungente, provoca un riso dal retrogusto amaro. Anche se si ride molto e volentieri. È la storia di un viaggio pieno di avventure moderne e di personaggi insoliti come, per esempio, Onorato Casamagna e la sua bambola gonfiabile che si anima, il sagrestano Nathan e la sua vocazione per il nudismo o Franchino Spaventa che martoria il suo corpo fino a trasformarsi in un fenomeno da baraccone. E c’è anche Ollssen e il suo compulsivo odio per l’uomo che vive in una casa a forma di salsiccia. Il titolo richiama Petrarca e quel suo noto sonetto il cui incipit recita proprio così: “La vita fugge, et non s’arresta una hora/ e la morte vien dietro a gran giornate”. E così quello del movimento diventa il leit motiv di tutto il viaggio: i personaggi partono da soli, ma si ritrovano on the road e si muovono senza meta e significato, ma verso un finale dai contorni apocalittici e sospesi. Per quanto si rintraccino nel testo echi letterari che fanno pensare a Landolfi, Celati e Savinio o addirittura al Satyricon di Petronio per la struttura del libro, i rimandi sono solo lievi orme in un sentiero solcato da un passo forte, unico e pieno di suggestioni ed allegorie. L’inconfondibile passo di Claudio Morandini.
(Stefania Celesia)

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