giovedì 1 agosto 2013

Dallo Speciale n. 1 di FuoriAsse: intervista a Marco Nardini

Riporto, dal già citato Speciale della rivista "FuoriAsse" dedicato al salone del libro di Torino di quest'anno, un'intervista a Marco Nardini, delle Edizioni La Linea di Bologna. Il mio editore, sì.
Allo stand M14, condiviso con la storica casa editrice torinese Loescher, troviamo Alessandro Menon e Marco Nardini, due dei fondatori della giovane casa editrice bolognese La Linea, assieme a Isabella De Ponti e Andrea Ghezzi. In libreria dal 2011, La Linea si dedica alla narrativa internazionale con la collana Tam Tam, all’antropologia (collana Il Secondo Libro), alla saggistica divulgativa (Le Stringhe) e all’educazione degli adulti (La Linea Edu, in collaborazione appunto con Loescher). L’anno scorso, La Linea era presente per la prima volta al Salone all’interno del cosiddetto Incubatore, riservato alle case editrici con meno di ventiquattro mesi di vita; quest’anno, il passaggio tra le realtà editoriali più consolidate.

FuoriAsse: Marco, La Linea ormai è una presenza discreta ma assidua ai più importanti Saloni e Fiere del libro in Italia (“Una marina di libri” a Palermo, Buk Modena, “Più libri più liberi” a Roma, Pisa Book Festival...). Che cosa consentono questi avvenimenti a una giovane casa editrice come la vostra? E che cosa in particolare può dare una vetrina importante come il Salone Internazionale del Libro di Torino?
Marco: Le manifestazioni legate al libro sono importanti per tanti motivi, primo fra tutti la promozione e la diffusione del nome e del catalogo. Molte persone ci hanno conosciuto alle fiere e adesso ci seguono su Internet e in libreria. Chi partecipa a questi eventi è sicuramente un lettore forte, li frequenta proprio per scoprire libri, autori ed editori che nelle librerie generaliste fa fatica a scovare. Poi si conoscono tante persone dell’ambiente: giornalisti, critici, traduttori, redattori, scrittori, altri editori... Insomma, si imbastiscono conoscenze e collaborazioni con addetti ai lavori che sarebbe impossibile realizzare altrimenti. E infine vi è la possibilità di presentare le proprie novità a un pubblico molto ampio tramite gli eventi.

FuoriAsse: Che cosa potrebbe e dovrebbe fare, ancora, il Salone, per consentire alle piccole e medie case editrici di essere presenti (quest’anno si sono notate alcune significative assenze) e di non essere soffocate dalla vicinanza dei grandi cartelli editoriali? 
Marco: Intanto calare i prezzi: fra costo di iscrizione, costo dello stand e costi delle sale per le presentazioni, starci dentro è molto difficile se non impossibile. I piccoli editori non ce la fanno a sostenere tutte queste spese, senza considerare il vitto e l’alloggio per una settimana. Poi cercare di dare più spazio e più visibilità all’editoria indipendente, magari con una comunicazione o con degli eventi ad hoc. La qualità va sostenuta, altrimenti i piccoli editori che non riescono a rifarsi delle spese alzano bandiera bianca e rinunciano al Salone, e come risultato avremo padiglioni/negozi dei grandi gruppi, dove si venderanno gli stessi libri che si trovano impilati al supermercato o all’autogrill.

FuoriAsse: Come giudichi l’esperienza di “Altri libri... da Eataly”, parallela al Salone e condivisa con altri editori come DeriveApprodi, :duepunti, Hacca, Laurana, Melampo e Perdisa Pop? Qualcosa sembra non essere andato per il verso giusto...
Marco: Il problema è stato certamente quello della location e della scarsa visibilità. Antonio Paolacci di Perdisa, che ha avuto l’idea, ce l’ha messa tutta per una buona riuscita dell’evento, ma la sala – seppure molto bella – era difficilissima da raggiungere (ci siamo persi perfino noi!) e assai poco segnalata. Eataly avrebbe dovuto siglare una vera e propria partner-ship con questa ottima selezione di editori indipendenti e metterci nelle sale principali, fra la frutta e la verdura. Creare qualcosa di diverso e provocatorio, perché no, ma darci (e darsi, poiché avrebbe potuto avere molto più riscontro mediatico) maggiore visibilità.
FuoriAsse: Il catalogo de La Linea si è irrobustito in questi ultimi mesi. Puoi spiegarci quali sono gli aspetti dominanti delle vostre scelte editoriali? Come scegliete i vostri autori e come selezionate i libri che pubblicherete? 
Marco: I libri che pubblichiamo prendono strade molto diverse gli uni dagli altri. Siamo in più di uno a leggere, valutare, seguire il percorso dei nostri libri. Degli italiani, ad esempio, mi occupo prevalentemente io, ma con il sostegno di alcuni preziosi lettori molto fidati e molto rigidi nella selezione. Per quanto riguarda gli stranieri, leggiamo i testi scegliendoli in base alle recensioni positive che troviamo online, oppure grazie ai suggerimenti di agenzie fidate o di nostri collaboratori.

FuoriAsse: Che cosa ci puoi raccontare dei prossimi progetti de La Linea? 
Marco: In autunno arriverà una bella storia dell’amore raccontata da Patrizia Zani, già nostra autrice e collaboratrice, per la collana di saggistica divulgativa. Poi porteremo in Italia un giovane e bravissimo autore brasiliano, Santiago Nazarian, con il romanzo Masticando umani, e prima di Natale pubblicheremo il terzo romanzo di Cinzia Bomoll, già autrice Fazi. page26image7544

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