domenica 27 settembre 2015

Ascolti: "Bestiario marino"

Quella di “Bestiario marino”, il disco di Francesco Massaro e Gianni Lenoci con Mariasole De Pascali e Michele Ciccimarra per la label Desuonatori, è musica che germina libera, liquida (ça va sans dire), ora  spesso  inquieta ora indolente. A renderla fluida, ondivaga, contribuisce il tappeto di accordi steso da tastiere e percussioni, in cui guizzano le creature evocate dagli strumenti a fiato via via utilizzati da Massaro e da De Pascali – ma i ruoli si confondono e si combinano volentieri, in questo gioco nessuno accompagna soltanto, nessuno si limita a fare da sfondo (“L’étoile de mer”). Intendiamoci: questa musica, nitida e calligrafica, come è nello stile dell’etichetta Desuonatori, non ha nulla di descrittivo: anzi immaginiamo che i titoli da diligente voce enciclopedica (che so, “Desmonema annasethe”) o in elegante francese siano stati apposti in seguito, in base a misteriose affinità o in base al caso, che sa sempre rintracciare legami nascosti.
La personale biologia di Massaro e Lenoci predilige i piccoli organismi invertebrati voraci e inquieti, ne pedina gli assembramenti, o, nel caso di certe ampie meduse, ne studia da una certa distanza il comportamento. E le idee musicali germinano e proliferano proprio come il plancton trasportato da correnti invisibili: ora abitano gli spazi sonori fino a intasarli, ora si diradano e si dileguano come per la supposizione di un pericolo. È, insomma, musica “viva”, nel senso che vive e si muove – la sentiamo nutrirsi, addirittura la vediamo riprodursi. Si tratta per lo più di minute cellule motiviche, fatte di pochi suoni, reiterate ad libitum ma mai uguali, come fisiologie in perenne metamorfosi. Ma ecco, talvolta quel microcosmo brulicante è attraversato da torpidi giganteschi cetacei (“Baleines inappétissantes”) o si fa da parte per la parata di maestose mitologie (“Melusina”).
È, oltre che viva, musica “aperta”, sia nel senso dell’improvvisazione (e questo non ci sorprende) sia in quello della vastità: presuppone cioè altre musiche immaginarie tutt’attorno, un proliferare di mille musiche perdute negli orizzonti oceanici e di cui non sapremo mai nulla. “Bestiario marino” è come una lente d’ingrandimento posta su un dettaglio che si scopre fervido di vita, magari su un angolo nascosto di relitto sommerso (“Les épaves”), è come un obiettivo immobile dinanzi al quale passa indaffarata tutta una fauna.


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