martedì 22 settembre 2015

"Neve, cane, piede": altre tracce

Approfitto della pubblicazione della scheda di Neve, cane piede sul sito delle Edizioni Exòrma per aggiungere qualche informazione sul romanzo.
È, per temi, situazioni, qualità dei personaggi, un breve romanzo di montagna, alla maniera degli scrittori svizzeri che alla vita sulle Alpi si sono dedicati, in particolare Charles-Ferdinand Ramuz.
Un vecchio montanaro, Adelmo Farandola, fa vita da eremita ed è probabilmente sulla via della demenza; vive in un alpeggio diroccato, in un vallone privo di attrattive e ingombro di detriti che d’inverno si riempie di neve ed è bloccato dalle valanghe fino alla primavera avanzata. Conduce un’esistenza quasi ferina, contento di quel poco che riesce a procurarsi come può. Per tenersi ancor più lontano dalla presenza degli uomini, d’estate sale a isolarsi in un bivacco in abbandono lontano da ogni giro turistico. Gli fanno compagnia, suo malgrado, un cane ciarliero, un giovane guardiacaccia, e le voci delle presenze che la sua mente genera nell’ozio dei lunghi mesi di isolamento invernale. Adelmo potrebbe continuare così fino alla morte, ma un giorno di primavera scorge un piede d’uomo spuntare dal fronte di una valanga. Aspetta di saperne di più, e veglia su quel piede, lo difende dai corvi e dagli altri animali, perché qualcosa gli suggerisce che potrebbe aver conosciuto quel poveretto, o addirittura che potrebbe essere stato proprio lui, Adelmo, causa di quella morte.
Questa la vicenda principale, di cui si tace il finale.
Nonostante tutto ciò che è stato detto finora, Neve, cane, piede è un libro francamente comico.




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