giovedì 17 marzo 2016

Da Letteratitudine: Guido Conterio

Guido Conterio
“La danza della medusa”
Manni, 2016

«De la musique avant toute chose» andrebbe detto quando si parla di un romanzo di Guido Conterio. Il dato stilistico, la cura del ritmo della frase e la scelta lessicale improntata a pluralità di registri e toni continuano a essere prioritari per l’autore di Aosta, che dedica a essi ogni attenzione, riuscendo a trasmettere al lettore il fascino e la necessità di questa ricerca. Così è anche per questo suo ultimo romanzo, “La danza della medusa”, pubblicato, come il precedente “Incanto e guarigione”, da Manni nella collana Pretesti.


In un futuro remoto, allo studioso Sugar Abbagnano viene affidato (da un rettore che è un ologramma proteiforme piuttosto simpatico) il compito di redigere lo studio definitivo su Giuseppe Rocci, insigne superesperto a noi contemporaneo e quasi dimenticato dai posteri, prodigiosamente rigenerato, in un certo momento epifanico della sua vita, dal tocco tutt’altro che urticante della medusa del titolo. Ad aiutare Abbagnano nella ricerca c'è una giovane e affascinante ricercatrice; attorno a loro, vive una collettività esente da mali e angosce e un po’ stolida, per la quale la morte di ciascuno è programmata fin dalla nascita.
Diciamo subito che all’autore interessa poco ossequiare le consuetudini del plot e, una volta archiviate le premesse intriganti, con ardita operazione di depistaggio preme assai più accompagnare i suoi personaggi (l’Abbagnano del futuro remoto,  il Rocci del nostro presente duplicato nell'altra figura del sodale Zwirner) in una sorta di crociera dei sensi e dello spirito. Ci affacciamo allora su una zona nella quale si alternano declinazioni cangianti di luoghi ameni e dialoghi filosofici, e si mette in scena la glorificazione di un genio: una lunga cerimonia intrisa di nostalgia, rimpianto e qualche risentimento, pervasa di una stramba solennità, di una scoppiettante malinconia.

Per il resto, ne “La danza della medusa” si ritrovano atmosfere e figure familiari ai frequentatori della narrativa di Conterio: anzi, “La danza” si presenta sin dalle prime pagine come una sorta di summa, in cui risuonano echi anche espliciti dai precedenti “Città caffè” e “Fosca bis” (entrambi pubblicati da Mobydick) fino al già citato “Incanto e guarigione”: i personaggi si aggirano compiti, somiglianti gli uni agli altri come le donne di Delvaux, in un futuro che è insieme la parodia del nostro presente e la fuga da esso. Portano tutti nomi ammiccanti, si concedono insistite e incongrue sbandate sessuali, amano conversare in modo sempre un po’ sofistico di felicità e finitudine umana, tradiscono quasi subito una vocazione alla sedentarietà che ben contrasta con il loro muoversi da diportisti in un clima di vacanza perenne. È il mondo, fitto di rimandi ad amori letterari mai traditi (in equilibrio tra la linea lombarda degli scapigliati e quella siciliana di Pizzuto e Bufalino, con interferenze morselliane, landolfiane e chissà di chi altri), che Conterio va esplorando libro dopo libro, con sistematicità e in solitudine. Certe sue divertite invenzioni futuristiche (à la Verne, alla Salgari), affastellate nelle pagine con generosità d’invenzione, consolano dopo la lettura di troppe distopie tutte uguali di cui l'editoria da qualche anno sembra non saper fare a meno.


https://letteratitudinenews.wordpress.com/2016/03/08/la-danza-della-medusa-di-guido-conterio/

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