lunedì 8 agosto 2016

Da Fuori Asse n. 17: Carla Vasio

Carla Vasio
Piccoli impedimenti alla felicità
Nottetempo, 2015
È sempre una gioia leggere un nuovo libro di Carla Vasio (lo è anche, per motivi analoghi, rileggere i suoi precedenti, tra i quali alcuni da tempo fuori catalogo aspettano una degna ricollocazione editoriale). Dopo Vita privata di una cultura, del 2013, imponente affresco di un’epoca brulicante di artisti, di letterari, di musicisti in mezzo a cui l’autrice si aggirava complice affettuosa e maliziosa, la casa editrice Nottetempo ci consegna nel 2015 un esile libro di racconti, o frammenti, o fogli d’album, intitolato Piccoli impedimenti alla felicità. Qui Carla Vasio si misura con la forma del dialogo, prevalente in moltissimi dei brani: e fissa sulla pagina conversazioni tra figure che volutamente non sono definite, colte in situazioni ellittiche. Illumina certi dettagli, ne lascia in ombra altri. Prosciuga, ma questo prosciugamento non porta a un’accelerazione, bensì a una sorta di stato di quiete vibrante – piccole vibrazioni, quasi inavvertibili. Si insinuano, nel dialogare, frammenti dell’ambiente, dettagli naturali, ombre notturne o crepuscolari; e spiccano i gesti, evidenziati come segnali misteriosi, anche quando sono consueti, se non compulsivi; e vi si frappone ogni sorta di oggetti e di animaletti, lumache, mosche, vermi, farfalle, che non fanno in tempo a diventare segni di qualcosa, emblemi portatori di una rivelazione, perché il racconto sfuma e finisce prima.

Colti in momenti in cui qualcosa li distoglie dalla rassicurante consuetudine, i personaggi (le ombre di personaggi, le silhouette, gli abbozzi, se vogliamo) esitano, incespicano, si pongono domande che restano inesplorate: non sono diversi da noi – sono dei “noi” a cui è stato tolto colore, dei “noi” che un’ironia superiore ha reso esili e disarmati. Assorta, precisissima nel lavorare tutta questa vaghezza di contorni, Carla Vasio lascia in chi la legge un retrogusto di ironia superiore, che incanta e disorienta.

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