giovedì 5 gennaio 2017

Neve, cane, piede: la scheda di Modus Legendi

Sulla pagina facebook di Modus Legendi è uscita oggi la scheda dedicata a Neve, cane, piede, a cura di Angelo Di Liberto. Viene detta scheda, con apprezzabile understatement, ma in realtà è una lettura profonda ed empatica, che non lascia indifferenti. La riporto ringraziando gli amici di Billy - Il vizio di Leggere e di Modus Legendi per avere selezionato il mio romanzo assieme ad altri quattro libri di vera qualità letteraria.

È la storia di un sussulto esistenziale che spinge alla ricerca della vita. L’intima consapevolezza di uno spazio che non sia solo interiore ma che pretenda una superficie esterna, un’ampiezza, un’estensione, l’infinito.
Adelmo Farandola è un anziano che insegue la sua pace tra boschi e montagne, nel vivere quotidiano di una solitudine voluta e difesa dagli uomini. Il suo desiderio è armonia con la natura circostante che osserva, respira, immagina, chiama, amalgama in un rapporto tra immanenza e trascendenza.
Non ha aspettative, non anela ad altri paradisi, non ricerca conforto in banali divertimenti mondani. Il vecchio ha ciò che vuole nel suo silenzio di pietra e neve.
“Leggero lo era, eccome, si sentiva lieve e trasparente come se la sua povera pelle fosse stata carta. E come un eremita del deserto si inorgogliva nella sua solitudine, e alzava la voce superbo, e sentiva riverberare il budello della miniera, e non si accorgeva che la sua voce era appena un soffio rauco, privo d’eco, e le sue parole erano piccoli fiati bianchi nel gelo buio”.
Come in una storia archetipica, l’uomo incontra l’animale, proiezione di sé, e instaura un rapporto al limite del sacrificio. Il cane che Adelmo Farandola deciderà di ospitare ha tutto quello che lui ha perduto. Fiuto, velocità, memoria, istinto.
E sarà proprio questo suo compagno a innescare l’intreccio. In uno dei tanti disgeli stagionali, uomo e cane scopriranno un piede umano.
Il silenzio che ha regnato tra le pietre viene scosso dal più antico istinto dell’uomo: la paura. Per tutto il racconto la si percepisce, la si vive, la si vorrebbe affrancare in una ritrovata serenità.
Ma chiedere non è la cifra vitale del romanzo, piuttosto l’osservazione muta, l’attesa, il rispetto mansueto degli antichi codici della natura, segreti, sacri, universali, spingono il protagonista a nascondere, nel dubbio.

“Neve, Cane, Piede” è la metafora dello spossessamento del sé, di un segreto che alberga e si ramifica in ognuno di noi. Il lato oscuro che non dà tregua, che morde e incita all’incertezza.
"Ci sono racconti silenziosi come sassi e racconti che parlano come alberi e piccoli animali", si legge in una citazione di Giuliano Scabia alla fine del libro, ed è così anche per la nostra storia privata.

La verità è silenziosa, insinuante, litiga con le gabbie in cui abbiamo deciso di rinchiuderla nel tentativo di occultarla, di mistificarla. Ma il suo richiamo è implacabile. A nulla valgono i tentativi per spostare l’attenzione. Quando la voce interiore chiama è impossibile resistere. La musica dell’esistenza prende il sopravvento e dispiega le sue note più gravi. Non sono corde di una chitarra lontana ma tasti legnosi di un pianoforte accordato sulla frequenza del battito cardiaco accelerato. C’è il tempo per la vita fantasticata e quello per la vita vissuta. La musica continua, si alza maestosa, si fa prepotente: è corsa, occultamento, sparizione.
La grazia espressiva dell’autore, Claudio Morandini, fa del suo racconto un meccanismo perfetto, un’elegante e raffinata parabola di rimandi a linguaggi pittorici, materici, cinematografici.
C’è del Mort Rainey nell’identità di Adelmo Farandola, il protagonista di “Secret Window” un film che raramente dimenticheremo. C’è la sua carica espressiva, il suo disagio, il suo rapporto voluto con l’illogico e l’irrazionale.
Perché la solitudine gioca brutti scherzi, ma la caverna che si apre in ognuno di noi, quando decidiamo di guardarla, è l’antro oscuro delle origini, in cui gli esseri umani hanno organizzato riti iniziatici dell’esistenza, per difenderla, per sottometterla come si può cercare di sottomettere il buio.

“Neve, Cane, Piede” è buio e luce, perdizione e salvezza. È Letteratura di Grazia . È Mito.


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