Riprendo parte della bella recensione che Michele Lupo ha dedicato al mio "Neve, cane, piede" su Il Recensore. Vi invito a leggere il resto qui:
Per
decine di pagine ammiri la lingua crepitante di un dettato degnissimo di stare
accanto al Verga più esatto, e poi ti ritrovi davanti a quella che qualcuno ha
felicemente definito una “favola nera”. La formula aiuta se si pensa che più
avanti ancora, dopo un inverno da cui il cane e Adelmo Farandola – personaggio
che nasce a margine del precedente libro di Morandini e di certo ne esaspera le
stravaganze – escono come eroici sopravvissuti, c’imbattiamo in un piede che
emerge da una valanga (…).
Azzerata la retorica del “monte analogo”, invece assai pregnante e
imperioso appare da un lato lo scenario tutto, dall’altra la scomposizione
delle parti, piccole e grandi, che lo tengono tragicomicamente insieme: tutto descritto
con uno sguardo di lucentezza quasi insostenibile. E la domanda sul personaggio
il lettore la sposta sul narratore; perché si chiede se non giochi con lui per
portarlo dove vuole, oppure se in una narrazione così straniante anch’egli, a
partire da un’immagine, sia stato portato via via a inseguire le altre, a
vedere dove andavano a parare, camminando allucinato come il suo eroe: ma con
una lingua e un ritmo da vero maestro. Che “il vero” lo cerca per vie
accidentate, ché ne sa l’assurda s-composizione, lo sberleffo del suo ritrarsi
e la rivelazione inaspettata: mai conclusa. Fra i pochissimi libri italiani
imperdibili del 2015.
(Michele Lupo, Il Recensore)