lunedì 24 ottobre 2011

Su "Verso il lago"

Il racconto “Verso il lago” (ora recuperabile nell’archivio di http://www.cinquecapitoli.it/) è nato come pagina di un romanzo (di “A gran giornate”, o come diamine si intitolerà). Questo romanzo, la cui stesura si è protratta per quattro anni, si prestava, per la sua natura divagante e apparentemente frammentaria, ad accogliere il materiale più disparato, purché ascrivibile al genere “avventuroso”. Non proprio tutto il materiale, però, come ho notato dopo un po’: così “Verso il lago” è rimasto fuori, assieme a poco altro, visto che la situazione che descriveva non si addiceva a nessun personaggio.
Rimasta sola, la paginetta originaria – un bagno avventato in un lago troppo freddo durante una gita in montagna – si è alimentata ben presto di un prima e di un dopo. Si è delineata la figura della vecchia madre malata del protagonista maschile; si sono aggiunte digressioni e dettagli (il prete che sopprime i gattini chiusi nel sacchetto, i girini che si divorano, i sogni) e soprattutto si è definita una generale atmosfera di inquietudine che via via si fa minacciosa. Una situazione soltanto imbarazzante – il bagno nell’acqua gelida, i testicoli che si ritirano – si è trasformata nella stazione principale di una via crucis per niente sacra, molto terragna – la solita, cara deriva verso il peggio, che per ora non mi sono stancato di raccontare.

lunedì 17 ottobre 2011

"Verso il lago" su cinquecapitoli.it

Su http://www.cinquecapitoli.it/ compare oggi la prima puntata del mio racconto “Verso il lago”. È stata preceduta nelle scorse settimane dalle belle prove di Ilaria Giannini (“Quanto è lontano il mare”), Andrea Consonni (“Epilettici”), Mauro Evangelisti (“Le foto di Sara”). Il progetto di cinquecapitoli è semplice: in tempi in cui chi lavora riesce a leggere solo nei ritagli di tempo, presentare un racconto per esteso finirebbe per essere inefficace. La redazione, ispirandosi al progetto Fivechapters di David Daley, propone perciò ogni settimana, dal lunedì al venerdì, un racconto diviso in cinque brevi capitoli. Ne vengono piccole pagine concentratissime, pillole di storie che a mio parere finiscono per valorizzare ancora di più i gesti, le azioni anche trascurabili, gli sguardi e le parole di cui è fatto un racconto. Non solo: un buon racconto sopravvive benone alla suddivisione in capitoli minimi, si fa miniromanzo, o meglio rivela proprio una sua natura di miniromanzo.
Il mio “Verso il lago” sembra cercare questa parcellizzazione: è una storia fatta di piccole sequenze, di frammenti alternati, di rimuginii, pensieri improvvisi, atti inaspettati e incomprensibili, tremori e inquietudini, e vi si respira quel senso generale di sospensione esitante e di deriva verso il peggio che altri hanno già notato in quello che scrivo – e che evidentemente non so togliermi di dosso.
Il racconto – l’ho già detto – era già apparso su “Castelli di cultura”, supplemento al n. 1 di “Mélange”, del febbraio 2009, rivista della Biblioteca di Saint-Pierre. Ma per questa nuova occasione è stato rivisto, integrato e rinterzato.
Buona lettura.
http://www.cinquecapitoli.it/

lunedì 3 ottobre 2011

"Rapsodia su un solo tema": l'analisi di Marco Codebò, 2

Riporto ancora parte della lucidissima analisi che Marco Codebò dedica al mio "Rapsodia su un solo tema" sulle pagine della rivista "Reti di Dedalus".

"La complessità tematica del romanzo è ripresa da quella strutturale. Rapsodia su un solo tema è un archivio di generi e scritture diverse. Per quanto riguarda i primi, nel romanzo si ritrovano aree riconducibili al saggio, al diario, al racconto storico, al romanzo sentimentale e a quello epistolare. Per le seconde invece, si va dagli appunti alle note a piè di pagina in stile accademico, passando per la scrittura burocratica (i verbali degli interrogatori ai quali è sottoposto Dvoinikov) e quella autobiografica.
La lettura del romanzo di Morandini assomiglia ad una passeggiata in una casa degli specchi. La complessa architettura del testo si regge infatti su una fitta trama di corrispondenze interne. La carriera artistica di Dvoinikov richiama quella di Prescott, la tecnica musicale del compositore russo (basata sull’ironia, la dissimulazione, lo spiazzamento) si rispecchia nel tessuto narrativo e linguistico del romanzo, mentre l’esperienza musicale dei due personaggi chiave è la traduzione in un altro linguaggio di quella letteraria del loro autore; il Settecento, infine, è già il Novecento in nuce e così via.
Valga come esempio di questo gioco di rifrazioni la visione dell’opera d’arte come un tessuto continuo di citazioni. Quest’idea (postmoderno d.o.c.) è implicita nella consapevolezza da parte di Dvoinikov della definitiva “impossibilità di scrivere qualcosa che non sia già stato scritto” (...). Ma il metodo in questione vale soprattutto per lo stesso romanzo di Morandini, che non si finge testo originale ma si presenta appunto come un coacervo di materiali opportunamente riciclati. Nessuna meraviglia quindi che leggendo Rapsodia su un solo tema si finisca per provare un senso di leggera vertigine, come ad inoltrarsi in un paesaggio soggetto ad impercettibile e tuttavia costante mutazione, realizzata però non attraverso la differenza, ma la somiglianza fra i vari luoghi che lo compongono."

La recensione integrale su http://www.retididedalus.it/Archivi/2011/ottobre/LETTURE/4_morandini.htm.

sabato 1 ottobre 2011

"Rapsodia su un solo tema": l'analisi di Marco Codebò

Su "Reti di Dedalus", la bella rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori, Marco Codebò (docente universitario negli Stati Uniti e autore tra l'altro degli eccellenti romanzi "Via dei Serragli" e "Appuntamento", pubblicati entrambi da Manni) dedica un'analisi finissima al mio "Rapsodia su un solo tema". Codebò individua tre livelli nel romanzo: il primo, più evidente, è quello della narrazione delle vicende personali dei due protagonisti; il secondo livello sta nella dimensione saggistica e musicologica; il terzo riguarda la riflessione del rapporto tra arte e potere.
A proposito di quest'ultimo, Marco Codebò scrive: "Qui la dimensione narrativa torna a dominare la scena così da recuperare quella saggistica e rivestirne lo scheletro con la carne dei personaggi e delle loro storie. Sono infatti le vicende personali di Rafail Dvoinikov e Ethan Prescott a guidare il lettore in una doppia indagine che si appunta prima sulla relazione fra avanguardie artistiche e potere politico nell’Unione Sovietica e in seguito si sposta su quella fra arte e mercato nelle società capitalistiche. Se il parallelo fra le due esperienze è sconvolgente ‒ accanto ad un Rafail Dvoinikov che compone un Poema a Stalin viene a trovarsi un Ethan Prescott autore del Te Deum pro the Desert Storm ‒ le conclusioni appaiono inquietanti: “Mette i brividi pensarlo ‒ fa sentire di colpo meno liberi sapere che il mondo del libero mercato vuole da noi, sia pure attraverso metodi assai meno inquisitori delle censure e delle purghe sovietiche, i medesimi risultati: ottimismo, sentimento, afflato eroico, marcette e valzer” (p. 182). Discutere dell’artista e del principe, sia quest’ultimo un despota o un tycoon, rappresenta in ultima analisi la preoccupazione principale del testo (senz’altro l’autentico tema del romanzo, in ciò monotematico come la composizione da cui prende il titolo).
Non a caso al problema viene dedicato un apposito e delizioso inserto, il “Viaggio musicale nel ventesimo secolo”, un pamphlet settecentesco opera di un presunto antenato di Dvoinikov. Le riflessioni contenute nel “Viaggio musicale” hanno il merito di situare la questione della (in)dipendenza dell’artista nel contesto del suo primo storico manifestarsi durante la Modernità, al tempo del crollo dell’Ancien Régime e del sorgere dell’egemonia borghese."
Non mi resta che ringraziare di cuore Marco Codebò e invitarvi alla lettura della recensione integrale alla pagina http://www.retididedalus.it/Archivi/2011/ottobre/LETTURE/4_morandini.htm.