Nuove pagine sul sito http://claudiomorandini.com dedicate al nuovo romanzo "Le pietre" e alla edizione francese del precedente, "Le chien, la neige, un pied". Aprendole troverete le schede sui libri e la rassegna stampa aggiornata. Nuove pagine anche tra le Conversazioni e, naturalmente, nella rassegna di "Neve, cane, piede".
Andate a darci un'occhiata.
IPERBOLI, ELLISSI
Il blog di Claudio Morandini
domenica 23 aprile 2017
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mercoledì 15 marzo 2017
Michela Murgia e "Neve, cane, piede"
Venerdì 10 marzo 2017, su Rai Tre, Michela Murgia ha parlato di Neve, cane, piede e di Modus Legendi all'interno della rubrica "Quante storie".
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martedì 14 marzo 2017
Le jour de "Le chien, la neige, un pied"
Il 14 marzo 2017 esce in Francia Le chien, la neige, un pied, nella traduzione di Laura Brignon per le Editions Anacharsis. Il libro è stato presentato in anteprima il 12 marzo alla Fête du livre de Bron. Sul sito di Giacomo Verri, nella rubrica “Dire quasi la stessa cosa“, oggi Laura Brignon racconta la sua esperienza di traduzione.
sabato 25 febbraio 2017
Neve, cane, piede in classifica nazionale
Dopo la settimana di acquisti promossa da Modus Legendi in tutte le librerie d’Italia, si scoprono i primi risultati, assai positivi. Su TuttoLibri de La Stampa del 25 febbraio 2017, Neve, cane, piede si trova al VII posto dellaclassifica generale e al V in quella della narrativa italiana (fonte: Nielsen).
In apertura Sergio Pent parla del romanzo: «Da Corona a Cognetti la montagna ha assunto – con successo – il ruolo di metafora della ricerca di sé. il racconto di Morandini sfrutta però atmosfere più buzzatiane, tra inconsce aspirazioni eremitiche e deliri dettati da oscure follie».
In apertura Sergio Pent parla del romanzo: «Da Corona a Cognetti la montagna ha assunto – con successo – il ruolo di metafora della ricerca di sé. il racconto di Morandini sfrutta però atmosfere più buzzatiane, tra inconsce aspirazioni eremitiche e deliri dettati da oscure follie».
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lunedì 23 gennaio 2017
Vincitore di Modus Legendi 2017
Il romanzo, già vincitore del Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante 2016, sarà dunque al centro della seconda fase di Modus Legendi, quella più importante: la settimana d’acquisto dal 12 al 18 febbraio.
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mercoledì 11 gennaio 2017
Neve, cane, piede al Caffè di Rai Uno
Nella puntata del 31 dicembre 2016 de "Il Caffè di Rai Uno", Filippo La Porta ha segnalato al secondo posto tra i cinque romanzi più belli del 2016 "NEVE, CANE, PIEDE" (l'intervento di La Porta inizia al 13'). La puntata si può rivedere qui:
http://www.raiplay.it/video/2016/12/Il-caff232-di-Raiuno-del-31122016-311b8c48-bf88-4819-99f4-a93d1bd7d7f9.html.
http://www.raiplay.it/video/2016/12/Il-caff232-di-Raiuno-del-31122016-311b8c48-bf88-4819-99f4-a93d1bd7d7f9.html.
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lunedì 2 gennaio 2017
Neve, cane, piede nella cinquina di Billy
Oggi, durante la diretta di
Fahrenheit-Radio Tre, Angelo Di Liberto, ospite di Loredana Lipperini, ha
annunciato i cinque libri scelti per la seconda edizione di Billy, il vizio di
leggere.
Con gioia ho scoperto che tra
questi c'è il mio "Neve, cane, piede", pubblicato da Exòrma alla fine
del 2015.
Invito tutti a votarlo qui, da oggi fino al 22 gennaio:
Ringrazio gli amici di Modus
legendi per la loro "rivoluzione gentile" al servizio della
diffusione della buona letteratura e per l'attenzione che riservano
all'editoria indipendente.
Raccomandano gli organizzatori di
Modus legendi: Non comprate adesso i libri, ma votate il vostro preferito sul
sito di Ultima Pagina. Il prescelto dovrà essere acquistato da tutti noi nella
seconda settimana di febbraio. Così il libro entrerà in classifica nazionale.
sabato 31 dicembre 2016
Neve, cane, piede secondo Filippo La Porta
Su wikicritics, nella Bookparade 2016 dei "canonizzatori", Filippo La Porta cita Neve, cane, piede tra i libri migliori di quest'anno:
http://www.wikicritics.com/book-parade-2016-dei-canonizzatori/.
Lo stesso La Porta, in un articolo di tema analogo uscito il 30 dicembre su "Il Messaggero" intitolato "Alla ricerca del libro dell'anno", torna a citare Neve, cane, piede: «ritratto di un eremita intrattabile, romanzo poetico e concentrato, scritto in una lingua nitida, quasi alpestre: dentro al pozza di montagna la battaglia dei minuscoli girini per la sopravvivenza sembra condensare un dramma cosmico».
http://www.wikicritics.com/book-parade-2016-dei-canonizzatori/.
Lo stesso La Porta, in un articolo di tema analogo uscito il 30 dicembre su "Il Messaggero" intitolato "Alla ricerca del libro dell'anno", torna a citare Neve, cane, piede: «ritratto di un eremita intrattabile, romanzo poetico e concentrato, scritto in una lingua nitida, quasi alpestre: dentro al pozza di montagna la battaglia dei minuscoli girini per la sopravvivenza sembra condensare un dramma cosmico».
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Ramuz e Stravinskij: libri che ci mancano
Sul blog di Giacomo Verri, uno dei più ricchi e interessanti che si possano leggere oggi, compare un mio piccolo contributo nella rubrica "Libri che ci mancano". Così lo stesso Verri presenta la rubrica: «Libri che ci mancano: una rubrica che nasce da un’idea di Mariolina Bertini; una rubrica che procede da un atto di amore e porta una carezza su quei libri che, per diverse ragioni, non sono più o non sono ancora nei cataloghi degli editori italiani. “Raccontare”, scrive Mariolina Bertini, “i libri che ci mancano; non soltanto quelli non tradotti, ma anche quelli non ristampati. L’editoria attuale è iperproduttiva, butta sul mercato in continuazione titoli che scompaiono dopo poche settimane, ignorando i tesori sepolti nei vecchi cataloghi”. Ecco. Di quei tesori sepolti noi ora vogliamo parlare. Come lo vogliamo fare di quei libri che, inspiegabilmente, non sono mai stati tradotti in Italia. In questa seconda puntata proponiamo un pezzo di Claudio Morandini che racconta un altro piccolo gioiello dell’editoria francese mai approdato sui nostri scaffali:Souvenirs sur Igor Strawinsky di Charles Ferdinand Ramuz, uscito per la prima volta nel 1929 per Mermod (Losanna).»
I Souvenirs sur Igor Strawinsky di Charles Ferdinand Ramuz sono la storia di un’amicizia e di una splendida collaborazione artistica, ripercorse con precisa, asciutta nostalgia in un anno, il 1929, in cui ormai tempo e lontananza le hanno diluite. La stagione di quel sodalizio è stata tutto sommato breve, ma ha dato luogo a capolavori come Les Noces, l’Histoire du soldat e Renard. Stravinskij è raccontato come un demolitore di convenzioni e un delibatore di nostalgie: Ramuz lo osserva, lo ascolta, mette parole, o meglio sillabe nelle intricate partiture del russo espatriato. Come l’uno, il musicista, sembra voler accogliere i rumori tra i suoni, in una ricerca che gli anni della prima guerra mondiale e l’esilio dalla Russia hanno reso ostinata e solitaria, l’altro, lo scrittore, si presta a tradurre e adattare versi nei quali il suono sembra più importante del senso. Il tutto è narrato in una sorta di dialogo a distanza, in cui Ramuz continua a rivolgersi a Stravinskij con un rispettoso e complice “voi”.
Rendere in italiano l’ispida solennità del francese di Ramuz è una sfida che andrebbe raccolta di nuovo, per far risuonare ancora la voce originale di questo grande narratore svizzero.
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Joca Reiners Terron su Diacritica
Sul fascicolo n. 12 dell'ottima rivista culturale Diacritica compare questa mia recensione a La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi di Joca Reiners Terron (Caravan, 2016).
http://diacritica.it/recensioni/recensione-a-joca-reiners-terron-la-straordinaria-tristezza-del-leopardo-delle-nevi.html
Che inquietante, poetico romanzo La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi del brasiliano Joca Reiners Terron, che Caravan ha pubblicato nel 2015 nella traduzione di Vincenzo Barca e Serena Magi, proseguendo nella lodevole perlustrazione dei territori della giovane narrativa sudamericana.
Vi incontriamo un’umanità dolente e ingabbiata, contaminata con animali dolorosamente reali e con altri trasfigurati dalla fantasia come quello del titolo, e creature che sembrano partecipare di entrambe le nature, almeno finché non scopriamo di quale malattia soffrono. Per l’appunto una delle protagoniste, di età indefinibile, bambina o vecchia (in realtà vecchia, ma non importa), apparente ibrido mostruoso e patetico di uomo e animale, in realtà erosa da una devastante forma di porfiria, costretta a vita notturna, lentissima nei movimenti e muta, si aggira circospetta nel mondo notturno che l’autore le ha imbandito attorno, lasciando dietro di sé una scia di sangue e croste, con il solo conforto di una tata-infermiera, la pia sig.ra X: intabarrata in una mantella rossa che la protegge dalla luce che le aprirebbe orribili piaghe sulla pelle, e dagli sguardi ancora più brucianti dei curiosi, è un vero e proprio Cappuccetto Rosso in balia di troppi lupi.
La aiutano, nel riempire di senso una vita tanto inspiegabilmente insensata, colma di tanto ingiustificato dolore, le fiabe, l’immaginazione, i documentari televisivi. Attraverserà anche un bosco, come è di prammatica in una fiaba, aggregandosi a una compagnia di visitatori notturni di un settore del giardino zoologico – e qui, tra i rottweiler di un tassista matto lasciati liberi di azzannare e uccidere e la malsana curiosità degli altri convenuti, sembra di trovarsi in mezzo a una specie di parodia di Jurassic Park, il film intendo (ci autorizza in questo un accenno dello stesso autore).
Il mondo minaccioso e pronto a esplodere in sussulti violenti della San Paolo di Joca Reiners Terron lascia poche speranze agli innocenti: tensioni razziali tracciate con pennellate ossessive in quartieri in cui i gruppi etnici non convivono mai davvero e si guardano in cagnesco pronti a deridersi o ad attaccarsi; uomini che aizzano bestie per ammirarne la presunta eleganza proprio negli atti più feroci, e che come esteti da quattro soldi trovano nella musica classica più ovvia la colonna sonora ideale di queste messe in scena; curiosità e attrazioni che diventano intimidazioni, aggressioni; un senso dilagante di declino, malattia, morte, che coinvolge anche l’altro protagonista, l’investigatore narrante, meticcio che sulla propria pelle (rossiccia) prova il conflitto tra mondi incompatibili (il padre ebreo, la madre nera), e assiste proprio il padre morente, in pagine che mi hanno ricordato più di una volta il più delicato e stilizzato Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (compare, a un certo punto, anche un grosso bisonte impagliato, per dire).
L’autore riesce – ed è un prodigio – a mantenere un bell’equilibrio tra materiale tanto disparato, che invece di esploderci davanti agli occhi è messo in ordine, implacabile, verso il finale. Il fiabesco rende sopportabili gli sbandamenti splatter, l’amara visionarietà tempera l’accettazione di certe convenzioni noir. La solitudine delle vite coinvolte nel racconto è compensata dalla ricerca (o dal sogno) di un contatto, di una ricomposizione: per il leopardo delle nevi, nel quale la sventurata protagonista si rispecchia, è l’attrazione per l’umano, per ciò che di nobile e libero l’essere umano può creare (il canto, dal potere consolatorio). Il disagio che proviamo nasce dalla sensazione che stia per accadere qualcosa di terribile (lo sappiamo perché assai spesso sin dalle prime pagine si fa riferimento a deposizioni, a verbali di polizia, il che non lascia presagire nulla di buono, anche se lascia incerti sulla reale natura di quello che avverrà).
http://diacritica.it/recensioni/recensione-a-joca-reiners-terron-la-straordinaria-tristezza-del-leopardo-delle-nevi.html
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