Il rapporto fra musica e
parola ha radici antichissime, che vanno dall’antica Grecia – se non prima –
fino, idealmente, agli estremi Vocal Works di Ligeti; dunque non voglio
avventurarmi in un terreno già ampiamente esplorato da voci molto più
autorevoli e competenti della mia. Cercherò quindi di restringere la mia
considerazione a un aspetto che mi suggerisce il contesto artistico e musicale
della serata del 17 novembre.
La letteratura, a un certo
punto, ha cercato di imitare l’indeterminatezza della musica. Non posso non
pensare, per esempio, ai “componimenti sonori” di una certa produzione poetica
di Mallarmé. Ma anche la musica, soprattutto nel Novecento, ha sentito il desiderio
di svincolarsi dal proprio linguaggio, o comunque di metterlo in discussione,
che è lo stesso punto, poi, dal quale le maggiori avanguardie storiche sono
partite. Su questo terreno mi ci ha portato la ricerca estetica musicale del
sopracitato Alessio Elia. Il discorso è davvero molto affascinante, e più lo
scruto più mi porta a essere attratta da compositori che prediligono una
ricerca puramente sonora; l’unica, credo, in grado di esaltare la quint’essenza
della natura evocativa della musica.
Comunque, per quanto riguarda
la serata del 17, il ponte con la parola non è così “filosofico”; ho avuto il
grande piacere, nonché ho ritenuto opportuno invitare come primo ospite di SHE
LIVES uno scrittore che stimo molto, e che condivide i valori del progetto.
5 – La serata del 17 è solo
l’inizio. Che cosa diventerà il progetto?
Diventerà principalmente un
luogo di suggerimento dove pubblico e istituzioni potranno attingere ogni volta
che vorranno. Ecco, vorrei sottolineare quanto l’attività di sensibilizzazione
delle istituzioni culturali sia fondamentale, e quanto ci concentreremo su
questo aspetto, perché le istituzioni possono dare una grande accelerazione nel
processo di corroborazione della consapevolezza del pubblico; un pubblico che
oggi ha un ruolo piuttosto passivo, statico, a volte addirittura ebete, e io
sono convinta che la principale causa di questo atteggiamento sia imputabile
proprio al pregiudizio delle istituzioni di cui ho accennato prima.
Un paio d’anni fa quando
proposi a un’importante istituzione musicale, di cui non farò il nome, di
prendere in considerazione la possibilità di inserire nella sua programmazione
concertistica le opere del compositore norvegese Lasse Thoresen, mi è stato
risposto che non sarebbe stato possibile, perché il pubblico non ama le novità,
e chiede di ascoltare un certo tipo di repertorio. Questo rappresentate, oltre
al fatto che si è autoeletto a portavoce di un intero pubblico, come se questo
fosse un monolite con un solo organo pensante, non sapeva, ne sono certa, che
Lasse Thoresen è fra i compositori scandinavi viventi più stimati al mondo;
però mi ha detto che se fosse stato l’ambasciatore norvegese in Italia a
proporglielo, forse… Basta, non vado oltre.
Un pezzo di Lasse Thoresen
verrà eseguito il 17 novembre per la prima volta in Italia, e di questo sono
molto orgogliosa. Ma colgo l’occasione per ribadire che non è mia intenzione
generalizzare: molte istituzioni, anche pubbliche, svolgono un lavoro
encomiabile, sotto questo punto di vista.
6 – Che posto può avere la
musica colta nel mondo di oggi?
Un posto
fondamentale: la musica colta per sua natura si oppone con forza alla
vorticosa, superficiale, bulimica tendenza dei nostri tempi di incoraggiare
dinamiche da fast food nei confronti non solo della fruizione artistica, ma
dell’esperienza esistenziale tout court, cui è fortemente legata. Soprattutto
nelle nuove generazioni, che rappresentano il nostro futuro e che sono
diventate purtroppo molto ricettive a certi stimoli negativi, queste dinamiche
hanno creato un grande equivoco: complesso vuol dire noioso, macchinoso, non
immediato. Sorrido: mi vengono in mente alcune composizioni di Bach, che pur
inquadrate in un rigido rigore formale, hanno una potenza espressiva immensa.
Ecco, offrire la possibilità di arricchire la percezione umana in questo modo
credo sia l’impegno che ogni rappresentante istituzionale dovrebbe assumere
come antidoto alla desolazione morale.









