Suona compatto come un
quartetto d’archi l’accordion di Ermes
Pirlo in “Bellow’s Training”, da poco pubblicato dall’etichetta nBn Music. Lo
assecondano in discreta complicità il basso elettrico di Paolo Biasi e, più
incalzante, a volte si direbbe impaziente, la batteria di Emanuele Maniscalco.
Il timbro dell’accordion è
affascinante e insidioso: affascinante perché i limiti dello strumento
diventano, nelle mani del virtuoso, vincoli da aggirare, punti da forzare,
scommesse da vincere; insidioso perché c’è il rischio che per convenzione si
senta riverberare nel suono dell’accordion
un’atmosfera da musica da ballo o una retorica
jazzistica di marca magari gallianiana o piazzolliana. Ermes Pirlo, come
dicevamo, supera questi ostacoli lavorando su reminiscenze colte, su certa
letteratura quartettistica (in particolare šostakoviana, si direbbe) e a
momenti organistica (sentite “Baal”), e rinuncia alla cantabilità (e spesso
alla danzabilità) a vantaggio dello spessore armonico, indugiando su lunghi
accordi tenuti, o su brevi sequenze accordali iterate. Il risultato è un
amalgama saporito e insieme poco conciliante, per niente rétro, in equilibrio
tra i generi e le scuole e insieme percorso da inquietudini, tensioni e scatti
d’umore molto contemporanei.
