Per il bene di lettori e autore, a correggere l’angoscia, ecco intervenire il
comico. I miei personaggi sono naturalmente comici, nel loro essere legati alla
realtà delle cose, spesso a quelle più umili, alle più modeste. Talvolta (molto
spesso, anzi) il riso scaturisce dall’imprevedibilità della situazione, dallo
scarto dalle aspettative, dall’incongruità dei gesti o dei pensieri. Che i
personaggi vivano con naturalezza una situazione incongrua è comico di per sé –
comico e inquietante insieme. Talvolta (qui rischio di diventare didascalico)
la risata nasce dall’osservazione della ripetizione ingiustificata di gesti,
pensieri, situazioni. Talvolta dal sentirci noi lettori più intelligenti o
ammodo o equilibrati o dotati di senso morale o di gusto di quei poveretti. Talvolta (è il caso di Marius Duprez) si ride
proprio perché le sue barzellette non fanno ridere, e quindi si ride della sua
incapacità di essere comico, come dell’incapacità dei suoi ascoltatori di
discernere una buona storiella da una inconsistente.
Talvolta, infine, il riso sembra sorgere come reazione
nervosa da una specie di sgomento, come esorcismo di un’angoscia. Vale come un
digrignare di denti, o come un urlo, ma dà forse qualche momentaneo sollievo in
più.
