giovedì 31 luglio 2008

Da "Le dita fredde - The Cold Fingers"


(...) A volte, papà si incontra con altri santi come lui; quand'è il suo turno di ospitare la riunione, mi ordina di non uscire dalla camera. Dalla mia finestra, vedo allora arrivare i suoi colleghi, malfermi anch'essi, straniti, ad uno ad uno. Si riuniscono in soggiorno, ed è tutto un sospirare, un gemere, simile a quello che a folate sale dai campi dei malati attorno a casa. Anche gli altri santi, come papà, si sono scoperti tra le dita, o negli occhi, o in bocca, un potere spaventoso e intermittente, che si è rivelato d'improvviso nel mezzo di vite distratte o gaudenti forzandoli a mutare di colpo usanze, relazioni, orari, lavoro. Ce n'è uno che, a momenti, spurga sangue da occhi, orecchi e ogni altro orifizio, a lunghi fiotti generosi che lo accecano e quasi gli impediscono di respirare. I discepoli accorrono con ampolle, a raccogliere quel sangue. A un altro, curiose escrescenze in lentissima deriva formano sul petto e sugli arti vaghi profili umani – quelle sull'interno dei palmi stanno lasciando il posto a rientranze, a fori incrostati che, con un po' di fantasia, si possono considerare prodromi di stigmate. A una donna, del tutto priva di capelli e peli, appare in lacrime la Vergine, che, talvolta, quand'è in vena di confidenze, conversa sul più e sul meno, lagnandosi di tutto.
Da dietro un angolo di parete, se papà si è dimenticato di chiudere a chiave la mia camera, osservo e ascolto. Afflitti da svariati acciacchi, quegli uomini venerabili si fissano, inebetiti dagli sforzi che fanno ogni giorno o dagli accessi di santità miracolosa che trasformano i loro corpi e ogni tanto li costringono a urlare.
«Ah, la schiena» inizia uno.
«Le ossa… le povere ossa…» fa eco un altro.
«Le mie, allora?»
«La testa, mi si spacca la testa…»
«Sto diventando cieco…»
«Non vado di corpo da un mese…»
«Ho paura di non ricordarmi più di respirare…»
Si fissano, sconfitti. Ormai non provano nemmeno più a esercitare gli uni sugli altri i loro poteri di intercessione, giacché non ha mai funzionato. Qualcuno, a questo punto, osserva amaramente che a loro tocca portare il peso delle sofferenze di tutti; e a nessuno, mentre tutti annuiscono con un dondolio ieratico, viene in mente di chiedere per quale ragione.
A volte, il tono di quelle conversazioni si fa più lieve: e si parla, con qualche rossore, dei peccati di gioventù.
«Io ero un discolo, sapete» dice uno, con una risatina.
«E io? Da fanciullo rubavo negli orti!»
«Ma non mi dire!»
«E non eravamo tanto poveri… Lo facevo per il gusto di farlo!»
«Io – ehm – io correvo dietro alle ragazze…»
«Tu?»
«Mi piacevano così tanto… Credevo di non poter vivere senza…» dice quegli con un sospiro – un lungo sospiro rotto da un ammicco stentato.
Mio padre non parla mai di me, nemmeno al momento delle confidenze sugli errori di un tempo. Se gli altri insistono, cita piuttosto, che so, frasi sconvenienti, sguardi cupidi, moti di superbia, ma non me, che pure sarei il suo peccato più grande, che supererebbe di gran lunga le colpe di ogni altro. Lo sento tossicchiare, invece, e dopo un po' tentare di cambiare argomento.
Verso sera, le voci dei santi si fanno più basse. Bisbigliano trucchi, si scambiano consigli su come simulare meglio quei miracoli che il Signore non concede se non di rado e in base a criteri misteriosi. Le folle, là fuori, reclamano prodigi ogni giorno, le platee adoranti esigono stupori barocchi, non miracoletti interiori: vogliono guarigioni di lebbrosi, resurrezioni di agonizzanti, ricrescite di arti, rispuntar di lingue, dimezzamenti di gemelli siamesi, rimodellamenti di facce sconciate da esplosioni, svuotamenti di scroti ingrassati dall'elefantiasi; non si lasciano impressionare, che so, dallo scettico che riguadagna la fede, o dalla figlia che torna ad amare la madre. Almeno un cieco che urli di vedere, pretendono, uno storpio che si levi a danzare, una donna sterile che torni a sentire il ventre riattivarsi con lunghi borborigmi di fertilità. Questo si può fare – si dicono sottovoce i santi – con l'aiuto di Dio, certo, ma, nell'immediato, anche di qualche buon complice che si presti e non sia troppo esoso. Ed è tutto un consigliarsi nomi di pie donne, o di brav'uomini, che solo per glorificare meglio il Signore sono disposti a mentire.
Li scorgo poi salutarsi, sempre più curvi e malinconici, sulla porta di casa, e dirigersi verso le loro vetture con passo strascicato. Sono soli, mi dico – e Dio, che pure è con loro, non sembra di gran compagnia.
(da "Le dita fredde" , racconto, in AA VV, "Santi, Lives Of Modern Saints", Black Arrow Press, 2008)


...
One day I saw dad sitting on the side of the bed with a hair-shirt in his hand.
«You should wear it » mom said.
«Why?»
«Because it helps you… concentrate better».
«It doesn't help me. Actually, it pricks me».
«Exactly. That's the point».
«No, it's not. It distracts me. Why don't you wear it, if you care so much».
«I can't, dear. You are the saint».
«I am not! I mean, not yet, and you can't say that …»
«You will be, you ingrate, whether you like it or not. I'm almost done with the third book of miracles, but not once did you thank me for it!»
«Miracles over».
«Shh, keep your voice down. Who cares? Real or fake, it's all grist to the mill. The real, biggest miracle is the way you restore the faith of those wretches out there. Wear the hair-shirt, come on».
«Why should God appreciate the hair-shirt?»
«Why not? He will know you're doing a nice gesture for him».
«A nice gesture?»
«Wear it, and start praying, it's already late».
«God…» dad pants, shaking his head. «Where is God when I need his miracles? These days He's making me look like a jerk».
«He will put you to test. You and your faith. Something like that».
«He's more and more distant from me...»
«You are keeping Him distant from you. By not wearing the hair-shirt, for one».
«By the way, what's for dinner?»
«Nothing. It's Friday, you mustn't eat ».
I avoid mom by a hair, as she stomps out of the room. Later, I hear her clanging in the kitchen, making something to eat just for the two of us.
...
(da "The Cold Fingers" in "Santi - Lives of Modern Saints", Black Arrow Studio & Press, 2008. Traduzione di Graziano Scaldaferri, supervisione di Luca Dipierro, Rachel Bradley, N. Frank Daniels)

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