giovedì 31 luglio 2008

Da "New York, 1969"

«A che cosa stai pensando, Patricia?»
«Al sangue. Fontane di sangue che scendono dalle mie braccia, dagli occhi, dalle labbra, dai capezzoli. Mi procuro delle incisioni, là dove passano le arterie, e lascio che il sangue esca da me».
Ha tracciato un corpo femminile stilizzato, su un foglio, e con un pennarello rosso lo segna nei punti che va nominando.
«Non mi sembra una buona idea. Soprattutto, non mi sembra così nuova. Non hai già fatto qualcosa del genere l'anno scorso?»
«Sangue, John. Pensaci. Io che spurgo sangue, appena avvolta in qualche benda subito imbevuta. Io che espiro sangue».
« Ti devi riprendere ancora dall'ultima performance. E ad ogni modo ti farebbero chiudere al primo svenimento tra il pubblico, come l'altra volta».
«Dovremmo fare in modo che sembri un trucco, allora. Sangue finto. Invece è vero. Lasciamo che la performance sia – come dire – teatro, finzione. Invece…»
«Invece è vero?»
«Tubicini nascosti, ma non troppo. Crederanno che venga da lì, tutto quel sangue, e che sia, che so, sangue di maiale. Invece è mio, ma lo sapremo solo noi due».
«Sangue…»
«Sì, a litri. Voglio buttarne fuori finché non sono quasi morta. E mentre sanguino, urlo. Urlo più che posso».
Sul disegno compare una bocca rotonda, dilatata in un ululato infantile.
«Urlo fino a sanguinare davvero dalla gola».
«È un'idea potente, Patricia, ma…»
«Lo so. Tu trovami una galleria, al resto penso io».
«Riposa, ora».
Patricia posa a terra il foglio e le penne, accanto ai saggi di Céline su Semmelweiss, si gira su un fianco e quasi subito si addormenta, scalciando come un bambino stanco per una lunga giornata di giochi. Io resto a fissare il soffitto della camera, nella penombra.

È iniziata la stagione della body art più brutale. Ogni performance è una sfida con il dolore, un avvicinarsi alla morte assai più che una sua rappresentazione. Patricia – la mia Patricia – è tra le più intense esecutrici di pratiche violente sul proprio corpo. La lettura di Céline le sta dando una nuova ispirazione, dopo gli ultimi tentativi di crudeltà auto-inflitta che, a sentire la critica, cominciavano a sembrare riproposizioni manieristiche delle stesse azioni. Ora, invece, le febbri puerperali, di cui Ignac Philipp Semmelweis aveva scoperto l'origine, le impediscono di pensare ad altro che non sia la ricerca dell'idea giusta, del gesto definitivo.
Patricia ha conosciuto la vita del medico magiaro attraverso il «Semmelweis et l'infection puerpérale» e «Les derniers jours de Semmelweis» di Céline, in cui si è immersa come una beghina nel suo messale. La sorprendo, accucciata e dondolante, mentre ne legge una vecchia edizione dalla copertina nera. Ne mormora le parole, sospirando nei frequenti punti in cui la sintassi si frattura in sospensioni.
«È interessante?» le ho chiesto la prima volta, per farmi sentire partecipe.
Lei ha ringhiato una risposta inintelligibile, senza levare gli occhi su di me dal libro.
«Morivano come per un'epidemia» mi dice dopo essersi ripresa; intanto, per risparmiare tempo, si rifocilla nervosamente.
«Chi, cara?»
«Le donne. Le partorienti della prima divisione dell'Allgemeines Krankenhaus di Vienna. Entravano per partorire, e già sapevano che sarebbero morte. Un'epidemia inspiegabile, a cui tutti credevano, anche i medici che con scetticismo crescente estraevano dai loro ventri i feti urlanti. Un'epidemia a cui tutti credevano».
Con calma, sfogliando i suoi appunti, Patricia traccia un quadro attendibile della circostanza. Semmelweis arriva nel 1847 all'Ospizio Generale di Vienna. Impressionato dalla lenta strage che si sta perpetrando tra le puerpere nel padiglione numero uno, si accanisce a studiarne le cause. I medici hanno già trovato delle risposte, con cui forse placano dubbi e rimorsi: il ristagno e la putrefazione delle feci bloccate dalla gravidanza infetterebbe le viscere e poi il sangue; o ancora, l'organismo sarebbe avvelenato dalla suppurazione dei fluidi rimasti compressi nell'utero dopo il parto. Animato, ossessionato anzi dal desiderio di scoprirne l'eziologia, egli si dà a interminabili scavi sui cadaveri delle morte per le febbri puerperali: ne indaga con ostinazione le viscere, a mani nude. In assenza di altri mezzi diagnostici, ne annusa i miasmi, ne scruta le colorazioni, ne soppesa le masse. Forse piange di pena e pietà, mentre ricuce sommariamente i resti di quelle poverette. L'ospedale, nonostante le sue insistenze, non gli concede di esaminare tutte le donne, come lui vorrebbe. Ma Semmelweis non ha il tempo di chiedersi per quale motivo la maggior parte delle decedute venga trasferita in segreto altrove. C'è da scoprire l'origine di un male spietato e misterioso, si dice, sfibrato dalle ore passate a dissezionare, mentre si sistema con le mani ancora ricoperte di essudazione cadaverica le lenti scivolate lungo il naso umido.
Poi, prima che le forze lo abbandonino del tutto, si reca nelle sale del parto, a dirigere i lavori. Gli studenti della facoltà hanno bisogno di assistenza continua, e lui non si può allontanare dal luogo in cui mettono in pratica su esseri umani viventi le loro conoscenze teoriche, acquisite sui libri, o sui cadaveri. Così, quel medico ungherese osserva con attenzione. Osserva i futuri medici. Le loro mani.
Quei medici escono dalle sale anatomiche in cui si sono esercitati a sezionare salme, e dalle sale operatorie in cui hanno infilato fino al gomito le braccia tra le interiora insanguinate di pazienti storditi dall'etere, o dagli ambulatori in cui hanno palpato piaghe imputridite e ulcere veneree. Escono da quelle sale, da quegli ambulatori, e scherzano, chiacchierano. Hanno sviluppato una singolare capacità di astrarsi dalla sofferenza cruenta in mezzo a cui lavorano, e riescono a sorridere, a ridere anche. E passano nei gabinetti dove li aspettano le partorienti. Senza lavarsi le mani. (...)

Vai su http://www.lastrategiadellariete.org/sentieri.html per leggere i capitoli che amici scrittori hanno aggiunto al progetto "I sentieri di Seth", sviluppandone motivi in nuove direzioni.
E su
http://www.lastrategiadellariete.org/rizomi/NEWYORK_1969.pdf
per sapere in particolare come continua questo capitolo.

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