mercoledì 2 settembre 2015

Da Fuori Asse: Romanzi al Salone, 3: Marino Magliani

Riprendo, dallo Speciale di FuoriAsse dedicato al Salone del libro 2015, la terza e ultima parte del mio articolo intitolato "Romanzi al Salone".
Alla Luna’sTorta, nell’ambito del Salone Off, l’attivissimo Marino Magliani ha presentato sabato 16 Il canale bracco che inaugura “Bassa stagione”, la nuova collana letteraria dell’editore saluzzese Fusta. Tra parentesi, non possiamo che salutare con piacere il coraggio di un piccolo editore, finora dedito alle pubblicazioni sportive e di viaggio e alla memorialistica locale, il quale decide di scommettere su una narrativa di qualità e di respiro nazionale e affida la collana a uno scrittore di rango come lo stesso Magliani.
Allora, l’idea di Magliani, ligure che vive da anni nei Paesi Bassi, ma coltiva una condizione apolide, sconfinante e curiosa del mondo, è di seguire il canale del titolo, il Noordzeekanaal, che dal mare del Nord scende ad Amsterdam. Lo aiutano, in questa esplorazione costellata di interruzioni e deviazioni, i dialoghi con l’amico Piet. Come in altri suoi libri di viaggio (che so, Amsterdam è una farfalla del 2011, o Soggiorno a Zeewijk del 2014, di cui questo Canale bracco è una sorta di prosieguo), che tutti insieme stanno edificando un atlante enciclopedico poco sistematico (e perciò molto interessante) degli spazi e dei tempi della vita dello stesso autore, anche nel Canale bracco i luoghi della memoria e quelli del presente si incrociano, in un continuo confronto. I primi sono ovviamente la Liguria, di cui Magliani è cantore discreto ma risoluto – la Liguria senza mare, per così dire, che la migliore narrativa ligure (Biamonti, Bertolani, Grasso, Magliani stesso) ha raccontato. Magliani rievoca la Liguria perduta della sua infanzia accanto a quella di oggi, in cui ritorna un po’ da “esule”, e nel metterla a confronto con l’Olanda ne cava antitesi più che similitudini, ossimori più che parallelismi. Ma insomma, l’esperienza della perlustrazione dell’infinito piattume dei Paesi Bassi non si può fare senza il costante paragone con la verticalità e le strettoie della Liguria – anche con il sole, visto che gli acciacchi sofferti nel freddo del nord si calmano solo sotto “il sole ligure, quello di luglio, e allora è come se la stagione dipanasse rotoli di scrittura”.
Va bene, Il canale bracco non è propriamente un romanzo: ma leggerlo come se lo fosse davvero non è peccato (per questo ne parliamo qui). In più, sviluppare il progetto di seguire un canale, come fa Magliani per una buona prima parte del libro, ha già una chiara dimensione narrativa. E raccontare finalmente un canale, o un quartiere, o un fiume, seguendolo e “ascoltandolo”, come sappiamo (da Celati a Conti a Morelli), vuol dire impegnarsi in una vera e propria biografia.

(3 - fine)


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