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venerdì 25 settembre 2009

Da "Luigino" (2)

Pubblico un paio di pagine dal racconto "Luigino", che si può leggere su http://www.houseofbooks.org/esclusive/inediti/luigino/

A fissare assorto un angolo di palazzo o di muro, Luigino si figura che da un momento all’altro ne possa spuntare un mostro preistorico. L’attesa rende l’ipotesi sempre più plausibile. Quel mostro è davvero lì, a ridosso, pronto a emergere da dietro il muro o il palazzo, e a marciare per la strada, ogni passo un tonfo vibrante fin dentro alla pancia. È lì nascosto, e trattiene il fiato più che può: ma quella brezza, che increspa le foglie degli alberi vicini e sibila fin nelle orecchie, è il suo alito, perché deve pur respirare. Esso da probabile è diventato vero: rimasto rintanato da età remote, è finalmente deciso a tornare alla luce. Ma ecco, il potere di un bambino glielo impedisce. Tenendo gli occhi fermi su quell’angolo di casa o di muro, Luigino vincola il mostro, lo rende statico, gli conferisce una titubanza che sta preservando il mondo dalla devastazione. Se il bambino si distraesse, il mostro si desterebbe dalla sua indecisione e farebbe strage; la salvezza del mondo richiede concentrata dedizione.
Se passa un amico, chiede a Luigino che cosa guardi. Guardo dietro quel muro, risponde questi. Come fai a guardare dietro un muro? dice l’amico. Ne parliamo più tardi d’accordo? conclude Luigino, che non può distrarsi.

Sa che di notte, quando sua madre lo costringe a dormire, quel mostro, e altri mostri ancora di cui ha sentore ma che gli sono sconosciuti, svincolati dal potere del suo sguardo, escono dai loro rifugi, salgono dalla terra e dalla melma in cui si seppelliscono di giorno, e percorrono le strade deserte. Non si spiegano altrimenti le buche che deturpano l’asfalto, e su cui le automobili sobbalzano e gli automobilisti imprecano, e quelle lunghe piaghe che crepano le vie e da cui sbucano subito erbe e radici d’albero. Sono le impronte dei mostri, le graffiate d’artiglio, gli inciampi, le cadute anche, là dove si aprono voragini che la pioggia colma subito fino all’orlo, e che a volte gorgogliano d’acqua dalle condutture squarciate. Il bambino sa che i responsabili sono i mostri del cretaceo e del devoniano, ma per non inquietare i suoi genitori conserva per sé tale notizia. Sa quanto sia emotiva sua madre, e come suo padre tenda a fraintendere ogni cosa. Lascia perciò solo a certi disegni, che abbozza appena e con un tratto più infantile di quanto sarebbe capace, la rivelazione sui mostri: i suoi genitori, dopo un’occhiata di distratta benevolenza, li prenderanno per una fantasticheria puerile, per un tentativo di riprodurre immagini di televisione, e rimarranno tranquilli, intenti a scansare le buche nell’asfalto e le radici che ne approfittano subito ed escono come dita da strappi nel lenzuolo.

martedì 22 settembre 2009

Da "Luigino" (1)

Pubblico un paio di pagine dal racconto "Luigino", che si può leggere su http://www.houseofbooks.org/esclusive/inediti/luigino/

Quand’è solo, se si concentra su una cosa, Luigino la vede cambiare e popolarsi di altre cose. Chino su una pozza d’acqua piovana, osserva la propria faccia riflessa incresparsi e deformarsi. Gli pare allora di possedere un grande, misterioso potere, quello di cambiare con lo sguardo i corpi. Esercita questo potere su tutto, anche sulle persone, che fissa a lungo quando sa di non essere osservato. Lasciando che un occhio devii dall’altro, in uno strabismo progressivo, sfoca i contorni e raddoppia le immagini. È un potere immenso, quello di duplicare le cose, che a volte lo lascia sgomento, e che non ha mai rivelato a nessuno. Nemmeno lo ha mai esplicato fino in fondo, per timore di popolare il mondo di copie, come quando un grande specchio rimanda le immagini di tutta una stanza, compresi i dettagli più insignificanti, che però lo specchio rende visibili e ingigantisce, perché fa accorgere di essi e li fa vedere come cose vive, e dormienti, o nascoste come per un agguato. Una volta, però dopo aver gironzolato a lungo furtivo fuori da un pollaio puzzolente, ha raddoppiato una gallina. La gallina stava immobile a fissare lui, e questo gli ha dato il tempo di concentrarsi, prendere la mira, scontornarla e duplicarla. Ma forse anche la gallina stava facendo lo stesso con lui: il dubbio era così forte da costringerlo a guardarsi alle spalle, in cerca di sosia. Alla fine, era sicuro che nel pollaio razzolassero le stesse galline di prima più una. Avrebbe voluto gustarsi l’espressione sorpresa del padrone, al momento della conta dei pennuti, ma un abbaiare di cani lo fece allontanarsi in fretta.