4 agosto, ore 6.02
Per ore ci ho
pensato, nel dormiveglia che mi coglie sempre dalle due del mattino senza
diventare mai sonno vero, e che è tra i corollari meno dolorosi del mio noto stato
depressivo: andare nel passato, negli anni Cinquanta, per impedire che i miei
genitori si conoscano. Questo garantirebbe a me la non nascita e tutto ciò che
ne è seguito, l’infelicità successiva, le crisi e tutto il resto. Devo
assolutamente buttar già qualche appunto, lavorare attorno a un progetto serio,
mi dico alzandomi per una volta di buon’ora e, per una volta, senza pena.
Quanto al rischio
che ci si metta di mezzo qualche paradosso temporale, non è il caso di
curarsene ora. L’idea, che mentre ero steso a letto mi è suonata semplicemente
folle (anzi, peggio: sciocca), di ora in ora si trasforma in un programma di
improbabile attuazione, infine in un’ossessione dotata di una sua bellezza.
Progettare la propria non esistenza, agire per non agire, impedire la propria
nascita, anzi, di più: vigilare, nell’ombra, affinché il proprio concepimento
non avvenga mai, o, per adattare la consecutio
temporum al mio caso, non sia mai avvenuto. C’è qualcosa di più poetico?
C’è qualcosa di più vitale? mi dico
girando per casa. Passando davanti a uno specchio mi vedo: ho la solita faccia
da matto, gli occhi strabuzzati, i capelli bianchi impazziti: ma è una faccia
tutta sorrisi.
Stesso giorno, ore 8.35
In fondo, morire
prima di essere vissuti non è più sensato che vivere per morire, come temo
farei se dipendesse dal mio scarso coraggio, e come inevitabilmente fanno tutti
gli esseri umani? Non è anzi più educato e pulito? Invece di agonizzare tra
tinelli e garage e uffici, per anni, per decenni, intristendo gli altri, ecco
che non si viene nemmeno al mondo, ecco che non solo non si è concepiti, ma non
si è nemmeno più concepibili. La due metà del corredo genetico non si
incontreranno mai (non si sono mai incontrate), non si combineranno mai (non si
sono mi combinate). Mio padre non sarà mai (non è mai stato) mio padre, mia
madre non mi partorirà mai. C’è di che sentirsi subito meglio.
Eccetera eccetera.