martedì 19 maggio 2015

Un assaggio da "Cupio dissolvi"

Riprendo l'inizio di "Cupio dissolvi", il mio racconto scritto per l'antologia "Prendi la DeLorean e scappa", curata da Andrea Malabaila e da poco pubblicata dalle edizioni Las Vegas per celebrare il trentennale di "Ritorno al futuro" di Robert Zemeckis. Giusto un assaggio, nella speranza che venga voglia all'occasionale visitatore di questo blog di continuare la lettura e naturalmente di gustare anche gli altri racconti.

4 agosto, ore 6.02
Per ore ci ho pensato, nel dormiveglia che mi coglie sempre dalle due del mattino senza diventare mai sonno vero, e che è tra i corollari meno dolorosi del mio noto stato depressivo: andare nel passato, negli anni Cinquanta, per impedire che i miei genitori si conoscano. Questo garantirebbe a me la non nascita e tutto ciò che ne è seguito, l’infelicità successiva, le crisi e tutto il resto. Devo assolutamente buttar già qualche appunto, lavorare attorno a un progetto serio, mi dico alzandomi per una volta di buon’ora e, per una volta, senza pena.
Quanto al rischio che ci si metta di mezzo qualche paradosso temporale, non è il caso di curarsene ora. L’idea, che mentre ero steso a letto mi è suonata semplicemente folle (anzi, peggio: sciocca), di ora in ora si trasforma in un programma di improbabile attuazione, infine in un’ossessione dotata di una sua bellezza. Progettare la propria non esistenza, agire per non agire, impedire la propria nascita, anzi, di più: vigilare, nell’ombra, affinché il proprio concepimento non avvenga mai, o, per adattare la consecutio temporum al mio caso, non sia mai avvenuto. C’è qualcosa di più poetico? C’è qualcosa di più vitale? mi dico girando per casa. Passando davanti a uno specchio mi vedo: ho la solita faccia da matto, gli occhi strabuzzati, i capelli bianchi impazziti: ma è una faccia tutta sorrisi.

Stesso giorno, ore 8.35

In fondo, morire prima di essere vissuti non è più sensato che vivere per morire, come temo farei se dipendesse dal mio scarso coraggio, e come inevitabilmente fanno tutti gli esseri umani? Non è anzi più educato e pulito? Invece di agonizzare tra tinelli e garage e uffici, per anni, per decenni, intristendo gli altri, ecco che non si viene nemmeno al mondo, ecco che non solo non si è concepiti, ma non si è nemmeno più concepibili. La due metà del corredo genetico non si incontreranno mai (non si sono mai incontrate), non si combineranno mai (non si sono mi combinate). Mio padre non sarà mai (non è mai stato) mio padre, mia madre non mi partorirà mai. C’è di che sentirsi subito meglio.

Eccetera eccetera.

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