Non sarà proprio del tutto positiva la lettura che Polyfilo ha dato del mio "A gran giornate" su "La stamberga dei lettori", però è intrigante. In particolare quando parla di "romanzo barocco", di "sarabanda di situazioni stralunate", di "mania catalografica delle deviazioni umane", o là dove dice:
"Si
resta come degli spettatori muti di fronte a una messinscena teatrale di
stranezze e situazioni fuori dall'ordinario, come nella wunderkammer di un dotto del XVII secolo.
I personaggi, barocchi nella loro essenza, si mostrano come curiosi specimina
raccolti in formalina da qualche erudito a caccia di meraviglie
naturali, secondo inclinazioni comuni nella cultura barocca, appunto.
Che l'autore intenda dare vita a una
specie di rappresentazione teatrale, sospesa tra l'onirico e il
visionario, appare chiaro dalla dissoluzione della trama in una sorta di
galleria di personaggi che sono delle maschere, in molti casi anche
delle 'larve' - per dirla con una parola che Morandini ha usato come titolo del suo primo (in realtà secondo, nota mia) romanzo - umane in cerca di fuga dalla realtà.
Strada facendo le piroette esistenziali
di questi personaggi assumono un ritmo sempre più nevrotico, sembrano
affrettarsi su una strada priva di un obiettivo chiaro, che non sia il
mero consumo del tempo come orizzonte di vita: la storia diventa una
corsa verso il nulla 'a gran giornate', come recita il sonetto di Petrarca da cui Morandini prende spunto, una versione moderna e strampalata del topos medievale della 'danza della morte' come metafora della vicenda umana."
Polyfilo, http://www.lastambergadeilettori.com/2012/11/a-gran-giornate-claudio-morandini.html