venerdì 5 marzo 2010

Blocchi, 3 (da "Letteratitudine")

Mi domanda Massimo Maugeri su http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/02/18/blocco-scrittore/#comments, a proposito delle mie riflessioni precedenti.

Sei riuscito, addirittura, a individuare tre livelli di blocco del lettore (ma quale, tra i tre, è da ritenersi il più grave?).
Dalla tua descrizione di “scrittore bloccato”, invece, emerge la figura di uno scrittore con le dita scorticate.
Proponi come rimedio il “darsi alla lettura”. E se lo “scrittore bloccato” è anche preda del blocco del lettore?

Rispondo.

Qual è il più grave dei miei blocchi da lettore, mi chiedi, Massimo: vediamo. Quello da ipersensibilità da correzione di bozze è per fortuna passeggero, dura giusto le settimane “calde”. Del blocco per eccesso di lettura (troppi libri, troppo invitanti) invece non guarirò mai. Ma qui solennemente affermo che, accanto ai libri che non finirò mai, ve ne sono molti che gusto fino all’ultima parola, e senza sforzo, e senza provare delusione. Il più grave dei tre blocchi, temo sia l’ultimo (per me lo è). I libri scritti male. Fossero libri inutili e scritti male, non mi porrei nemmeno il problema, li lascerei lì, negli scaffali della libreria, o in biblioteca, anzi zitto zitto li nasconderei sotto altri libri più degni. Ma la rabbia che mi viene, quando ad essere scritto male è un libro che affronta un tema importante! Il nervoso che mi prende, quando una trama che potrebbe essere accattivante è resa sfocata da una lingua approssimativa, o da una traduzione mediocre!
Quanto al blocco dello scrittore: ne ho parlato perché, appunto, mi trovo sotto bozze, e mi sento ipersensibile ad ogni minuzia stilistica, retorica, grammaticale. Per questo lo scrivere mi sembra caratterizzato da una sorta di sofferenza rimuginante, che blocca appunto, sulle virgole, sulle maiuscole, sul cursus, che so – oltre che sulla caccia alle ultime incongruità. Se invece mi trovassi nella fase esaltante e un po’ irresponsabile della prima stesura, racconterei solo della bellezza dell’inventare storie, della sorpresa del veder crescere spontaneamente le vite e i caratteri dei personaggi. È in quella fase che la lettura si rivela un mondo fertile – la lettura e la vita reale, certo: allora si è tutto orecchi e tutto occhi, non ci si lascia sfuggire nulla, e tutto sembra facile.

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