domenica 28 marzo 2010

"A gran giornate": una scena espunta

La Musetti si sistemò gli occhiali sulla punta del naso, si voltò a fissare Nathan e notò tra le sue mani il grosso libro. Dalla porta aperta e subito chiusa erano entrati due o tre pappataci, che ora ronzavano perplessi tra gli scaffali.
«Glieli cerco? Glieli schiaccio, signorina?» disse Nathan, premuroso.
«Ci penserò io più tardi. Che cos’hai lì?»
«Ehm… Le restituirei il libro, signorina.»
Con due giorni di anticipo sulla scadenza del prestito, calcolò a memoria Ermina. La cosa la insospettiva. «Sicuro di averlo letto con attenzione, Nathan?»
L’altro annuì, guardando verso i pappataci che, precipitati a terra a zampe all’aria, ruotavano nel tentativo di raddrizzarsi.
«E come ti è sembrato, Nathan?»
Lui cercò le parole giuste, per qualche secondo. Poi rispose, incerto. «Carino. Sì, carino, direi.»
«Carino? Hegel tu lo trovi carino?»
«Be’, di sicuro la copertina lo è.»
Erminia gli strappò di mano l’Enciclopedia delle scienze filosofiche e prese a sfogliarla. «Noto che è stata una lettura sofferta.»
«Oh, solo un pochino, ad essere sincero. Non molto, solo un pochino. Quando non ci sono illustrazioni, io...»
Erminia Musetti continuava a sfogliare il volume, ma aveva rallentato. Poi lo chiuse, e lo riaprì a caso. «Vediamo» mormorava, come una professoressa alla ricerca di un paragrafo su cui verificare la preparazione di un allievo, «vediamo un po’.»
«Che sta cercando, signorina?»
Non era la prima volta che accadeva, a Nathan e ad altri frequentatori della biblioteca. La Musetti, colei che il sindaco, memore di certe letture liceali, amava definire la vestale dei libri, si era impegnata ad evitare che gli abitanti del paese restassero all’oscuro delle opere immortali del genio umano. Per questo motivo, ovvero per il bene comune, non aveva voluto che sugli scaffali si trovassero polizieschi, romanzi rosa, fantascienza, spionaggio, manuali sui tarocchi, sull’oroscopo, e altre porcherie. Così, dopo aver sorriso a Nathan per rassicurarlo, disse: «Ho mai posto domande davvero difficili, Nathan?», ma lui non replicò. «Il fatto che spesso voi non sappiate rispondere non significa che le mie domande siano troppo difficili. Significa solo che...»
Si fermò su una pagina: aveva trovato. Non era proprio difficile. Se il sacrestano, che ora la fissava inquieto, a mani giunte, avesse letto con attenzione, magari prendendo qualche appunto, avrebbe potuto far anche bella figura.
«A proposito del giudizio del concetto, nella Dottrina del concetto, Hegel nota in 71(29).2 che esso prosegue come libero, a scacciar da sé l’oggettivo, come attività indipendente
«Certo.»
«E la relazione dice sempre Hegel, la relazione negativa del vivente verso sé forma, come individualità immediata, il… il...»
«...»
«Il presupposto» proseguì lei, con un sospiro, «di una natura inorganica, che sta a lui di fronte, no?»
«Certo.»
«Bene» sorrise Erminia, incoraggiante. «Ora potresti continuare tu.»
«Potrei mica dare una sbirciatina al libro?»
Naturalmente no, suggerì un altro sorriso di Erminia.
«Alle volte aiuta… No, appunto… Be’, stavamo dicendo...»
«Stavamo dicendo» fece lei con pazienza da istitutrice, «che poiché questo negativo...»
«… ivo...»
«… È egualmente momento co… co...»
«Co?»
«Avanti, su.»
«Co… co… cosa devo dire, signorina Musetti?»
«Concettuale. Devi dire concettuale!»
«Ah, sicuro. Stavo proprio per… Concettuale, giusto.»
«… Egualmente momento concettuale del vi…?»
«Del vi…?»
«Del vi…?» Erminia non rideva, non sorrideva nemmeno più. «Nathan» cantilenò, con tono di rimprovero.
«Ormai ho sessant’anni, io, e sono solo un sacrestano, e...»
«Potresti anche essere un arcivescovo, ma devi dire vi-ven-te
«In effetti, stavo per… Ma se lei non mi lascia il tempo...»
La Musetti riprese la citazione. Leggeva scandendo le parole, ma Nathan non osò farle notare che lei stava per l’appunto leggendo. «… del vivente stesso, esso sta in questo, che è insieme universale...»
«… ersale...»
«…concreto...»
«… eto...»
«… come una deficienza
« … ficienza» concluse Nathan, umiliato da quell’ultimo termine. Erminia non proseguì. Andò alla scrivania, prese un foglietto, e vi scrisse qualcosa.
«Ehm… Che sta scrivendo, signorina?»
«Rinnovo il prestito per altri quindici giorni. Così avrai modo di studiare più a fondo il testo.»
Il sacrestano rimase senza parole. La bibliotecaria gli restituì il libro, e gli infuse coraggio con un ennesimo sorriso.
Pure lui sorrise. Il peggio era passato anche stavolta. Ora aveva davanti a sé due settimane, prima di riaffrontare la signora delle biblioteche.

Nessun commento: