lunedì 24 ottobre 2011

Su "Verso il lago"

Il racconto “Verso il lago” (ora recuperabile nell’archivio di http://www.cinquecapitoli.it/) è nato come pagina di un romanzo (di “A gran giornate”, o come diamine si intitolerà). Questo romanzo, la cui stesura si è protratta per quattro anni, si prestava, per la sua natura divagante e apparentemente frammentaria, ad accogliere il materiale più disparato, purché ascrivibile al genere “avventuroso”. Non proprio tutto il materiale, però, come ho notato dopo un po’: così “Verso il lago” è rimasto fuori, assieme a poco altro, visto che la situazione che descriveva non si addiceva a nessun personaggio.
Rimasta sola, la paginetta originaria – un bagno avventato in un lago troppo freddo durante una gita in montagna – si è alimentata ben presto di un prima e di un dopo. Si è delineata la figura della vecchia madre malata del protagonista maschile; si sono aggiunte digressioni e dettagli (il prete che sopprime i gattini chiusi nel sacchetto, i girini che si divorano, i sogni) e soprattutto si è definita una generale atmosfera di inquietudine che via via si fa minacciosa. Una situazione soltanto imbarazzante – il bagno nell’acqua gelida, i testicoli che si ritirano – si è trasformata nella stazione principale di una via crucis per niente sacra, molto terragna – la solita, cara deriva verso il peggio, che per ora non mi sono stancato di raccontare.

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