sabato 1 ottobre 2011

"Rapsodia su un solo tema": l'analisi di Marco Codebò

Su "Reti di Dedalus", la bella rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori, Marco Codebò (docente universitario negli Stati Uniti e autore tra l'altro degli eccellenti romanzi "Via dei Serragli" e "Appuntamento", pubblicati entrambi da Manni) dedica un'analisi finissima al mio "Rapsodia su un solo tema". Codebò individua tre livelli nel romanzo: il primo, più evidente, è quello della narrazione delle vicende personali dei due protagonisti; il secondo livello sta nella dimensione saggistica e musicologica; il terzo riguarda la riflessione del rapporto tra arte e potere.
A proposito di quest'ultimo, Marco Codebò scrive: "Qui la dimensione narrativa torna a dominare la scena così da recuperare quella saggistica e rivestirne lo scheletro con la carne dei personaggi e delle loro storie. Sono infatti le vicende personali di Rafail Dvoinikov e Ethan Prescott a guidare il lettore in una doppia indagine che si appunta prima sulla relazione fra avanguardie artistiche e potere politico nell’Unione Sovietica e in seguito si sposta su quella fra arte e mercato nelle società capitalistiche. Se il parallelo fra le due esperienze è sconvolgente ‒ accanto ad un Rafail Dvoinikov che compone un Poema a Stalin viene a trovarsi un Ethan Prescott autore del Te Deum pro the Desert Storm ‒ le conclusioni appaiono inquietanti: “Mette i brividi pensarlo ‒ fa sentire di colpo meno liberi sapere che il mondo del libero mercato vuole da noi, sia pure attraverso metodi assai meno inquisitori delle censure e delle purghe sovietiche, i medesimi risultati: ottimismo, sentimento, afflato eroico, marcette e valzer” (p. 182). Discutere dell’artista e del principe, sia quest’ultimo un despota o un tycoon, rappresenta in ultima analisi la preoccupazione principale del testo (senz’altro l’autentico tema del romanzo, in ciò monotematico come la composizione da cui prende il titolo).
Non a caso al problema viene dedicato un apposito e delizioso inserto, il “Viaggio musicale nel ventesimo secolo”, un pamphlet settecentesco opera di un presunto antenato di Dvoinikov. Le riflessioni contenute nel “Viaggio musicale” hanno il merito di situare la questione della (in)dipendenza dell’artista nel contesto del suo primo storico manifestarsi durante la Modernità, al tempo del crollo dell’Ancien Régime e del sorgere dell’egemonia borghese."
Non mi resta che ringraziare di cuore Marco Codebò e invitarvi alla lettura della recensione integrale alla pagina http://www.retididedalus.it/Archivi/2011/ottobre/LETTURE/4_morandini.htm.

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