mercoledì 9 novembre 2011

Da "Letteratitudine": Zanzotto e la musica

Piccolo contributo dell'8 novembre su Zanzotto, apparso su Letteratitudine:
Questa mattina ho finito di vedere con i miei allievi il bel film di Carlo Mazzacurati dedicato ad Andrea Zanzotto. C’è un punto in cui Zanzotto, stimolato da una domanda di Marco Paolini, “parla” di musica (già Franco Marcoaldi nell’introduzione al libretto che accompagna il DVD suggerisce che non di semplice conversazione si tratti, ma, nel caso di Zanzotto, di un “canto”). Non a caso, Zanzotto tocca il tema della musica dopo avere divagato sulla nascita della sua lingua poetica come di un viaggio “molto accidentato”, compiuto attraverso la fantasia, fatto di “incroci” e “impasti” tra il fondo tradizionale, “monocorde, fermo del paese” e “le acquisizioni” tratte dalle esplorazioni letterarie. Anche la musica per Zanzotto è un aprirsi verso un altrove più lontano, un rivelarsi di vite e paesaggi inaspettati.
Racconta ad esempio il poeta del repertorio folklorico ormai dimenticato e scomparso che ancora quand’era giovane era tenuto in vita dai contadini al ritorno dai campi, magari un po’ brilli. “Taran ta… tin tin e tin ton… l’è la figlia del caro papà” cantavano, “con centomila variazioni” proprio sul ritornello del “caro papà”. L’approccio di Zanzotto, nel ricordo, è sicuramente leopardiano (la “sera del dì di festa” è nell’aria), ma anche, verrebbe da dire, bartokiano o kodaliano, nell’attenzione “scientifica” dell’ascolto, nella consapevolezza della ricchezza di quel materiale atemporale e arcaico, e nella volontà di farsi per così dire testimone (attraverso la musica dei versi) di quella ricchezza poi contaminata e perduta.
Altri ricordi rimandano a esperienze ironicamente sentimentali, come le arie d’opera cantate “perfino dai preti… stanchi di preghiere” e litanie, che “si sfogavano” intonando “Che gelida manina” con un certo trasporto per la strada; o come le lezioni di pianoforte (fatte di “Sonatine di Clementi: tan tiritan tan tan”) del maestro Fontebasso, vicino di casa, le quali iniziavano alle cinque del mattino. Aperture sonore verso altri mondi al di là del familiare quadrilatero, e insieme colori familiari di un paesaggio che anno dopo anno si andava formando attorno a lui e dentro di lui.

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/06/25/letteratura-musica/

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