lunedì 16 febbraio 2015

Ascolti: Fedrigo, Gemo, "Corde alterne"

Due chitarristi in attento ascolto l’uno dell’altro costituiscono il progetto “Corde alterne” (titolo anche del CD e di due tracce) prodotto dall’etichetta nusica.org. Alessandro Fedrigo, bassista, studia le mosse del compagno da una posizione di jazzista di ricerca del tutto privo di snobismo; Roberto Gemo, dal canto suo, si esprime in una melodiosità appagata, insaporita di rimandi al repertorio chitarristico classico e di stilemi folk.
L’inquietudine del primo e l’approccio “accomodante” e “consolatorio” del secondo sembrano avere poco a che fare l’una con l’altro: e invece l’accostamento funziona, proprio per la benevolenza con cui gli opposti si combinano senza prevaricarsi. A unirli, oltre alla disponibilità reciproca, c’è ovviamente la superiore competenza tecnica, e c’è la vicinanza timbrica. I due strumentisti, affabilmente, si dividono la scena: e se Gemo si ritaglia diversi momenti di amabilità danzabile (“Valzer amabile” è un suo titolo, dal valore programmatico), Fedrigo si impadronisce delle brevi tracce che fanno da stacco, vi inietta note oscure, inquietudini elettriche; oppure, in brani come “Obscurio”, si chiude in improvvisazioni introverse, in cui dà l’impressione di cercare un’idea che sfugge. Quando i due si incontrano anche come coautori (“Corde alterne”, “Paranoid”, “Isaac”, “Zeppelin”) a prevalere quasi sempre sono le spigolosità e le pennellate scure di Fedrigo sulle tinte pastello di Gemo.
Questa divisione di compiti e di zone (zone d’ombra dell’uno, zone alla luce dell’altro) suona, a ben vedere, come un gioco di ruolo: nel senso che i due complici interpretano ognuno una parte in questo duo, e lo fanno da virtuosi, dividendosi i compiti e i caratteri come in un duetto su una scena di teatro. Sentiamo (è sempre più chiaro ogni traccia che passa) che i due sono anche altro oltre a quello a cui si dedicano, e che il contrasto tra i due stili è costruito appunto come un gioco, in cui le parti si possono anche scambiare. Avvertiamo che le ombrosità di Fedrigo sono anche un po’ di Gemo, e che la solarità di Gemo non è estranea a Fedrigo. Al punto che, talvolta, crediamo di ascoltare l’uno, e invece è l’altro a impadronirsi dello stile e dei colori del compagno. E questo rimpallo di umori e contrasti ha un senso forte, rende bene l’intenzione (musicale, estetica, va bene, ma anche, in un certo senso, etica) di mettere in relazione le differenze senza che l’attrito diventi doloroso, e senza che una delle due voci resti schiacciata dall’altra.

C’è poi un altro gioco, sempre prodigo di soluzioni eccitanti: quello, ovviamente, tra struttura e libertà, tra improvvisazione e composizione. E su questo punto entrambi i musicisti si esprimono in aperta, piena sintonia.

Nessun commento: