sabato 5 marzo 2016

"Neve, cane, piede" su Flanerì

La rivista culturale Flanerì ospita una lunga, articolata recensione di Cristiana Saporito dedicata al mio "Neve, cane, piede".
Ne riporto una parte, invitandovi a leggere il resto su 

«La neve gli somiglia, non s’imbelletta mai e piomba al suolo per quello che è. Così, quando in quella campana di eremitaggio così tondo si affaccia un cane, il cane, innominato, unico immaginabile quadrupede nel raggio assolato di quel riparo, il vecchio è sconvolto.
Un cane che parla, esattamente come lui, che perfora quella lastra di mutismo e che gli chiede il necessario, l’impossibile: una manciata di avanzi e d’affetto. È l’alter ego temuto e Adelmo Farandola scalcia, non lo vorrebbe. Perché ne ha troppo bisogno, perché assegnare a qualcuno il potere di lasciarci significa armare la nostra condanna. Smantellare i bastioni di ogni certezza. L’altro che può amarti minaccia più di un dirupo. Eppure, suo malgrado, il cane resta e avvia col suo compagno spigoloso una serie di dialoghi spassosi. Concreti e surreali.
Adelmo Farandola non è più solo, ha qualcuno da aspettare, qualcuno che però gli ricorda che la sua mente non ricorda più così bene. Sì, perché nella sua testa le immagini si accalcano, si pestano e si scacciano come sciami appuntiti.»
Scrive ancora Cristiana Saporito: 
«Scrittura profonda, che naviga il grottesco, l’ironico, il drammatico. Aspra e brillante. Dura come le ore che descrive. Come i racconti sui ghiacci di Christoph Ransmayr o i romanzi montani di Charles-Ferdinand Ramuz, a cui è apertamente ispirato. Morandini sa, che la natura schiaffeggia, che è arida e matrigna, come qualcuno c’insegnò. Che la neve è nera e che il rifugio di alcuni, il rifiuto ostinato del mondo che brulica, non ha niente di bucolico. Niente di morbido. Che a volte è solo una tomba.»

Nessun commento: