sabato 31 dicembre 2016

Ramuz e Stravinskij: libri che ci mancano

Sul blog di Giacomo Verri, uno dei più ricchi e interessanti che si possano leggere oggi, compare un mio piccolo contributo nella rubrica "Libri che ci mancano". Così lo stesso Verri presenta la rubrica: «Libri che ci mancano: una rubrica che nasce da un’idea di Mariolina Bertini; una rubrica che procede da un atto di amore e porta una carezza su quei libri che, per diverse ragioni, non sono più o non sono ancora nei cataloghi degli editori italiani. “Raccontare”, scrive Mariolina Bertini, “i libri che ci mancano; non soltanto quelli non tradotti, ma anche quelli non ristampati. L’editoria attuale è iperproduttiva, butta sul mercato in continuazione titoli che scompaiono dopo poche settimane, ignorando i tesori sepolti nei vecchi cataloghi”. Ecco. Di quei tesori sepolti noi ora vogliamo parlare. Come lo vogliamo fare di quei libri che, inspiegabilmente, non sono mai stati tradotti in Italia. In questa seconda puntata proponiamo un pezzo di Claudio Morandini che racconta un altro piccolo gioiello dell’editoria francese mai approdato sui nostri scaffali:Souvenirs sur Igor Strawinsky di Charles Ferdinand Ramuz, uscito per la prima volta nel 1929 per Mermod (Losanna).»
Souvenirs sur Igor Strawinsky di Charles Ferdinand Ramuz sono la storia di un’amicizia e di una splendida collaborazione artistica, ripercorse con precisa, asciutta nostalgia in un anno, il 1929, in cui ormai tempo e lontananza le hanno diluite. La stagione di quel sodalizio è stata tutto sommato breve, ma ha dato luogo a capolavori come Les Noces, l’Histoire du soldat e Renard. Stravinskij è raccontato come un demolitore di convenzioni e un delibatore di nostalgie: Ramuz lo osserva, lo ascolta, mette parole, o meglio sillabe nelle intricate partiture del russo espatriato. Come l’uno, il musicista, sembra voler accogliere i rumori tra i suoni, in una ricerca che gli anni della prima guerra mondiale e l’esilio dalla Russia hanno reso ostinata e solitaria, l’altro, lo scrittore, si presta a tradurre e adattare versi nei quali il suono sembra più importante del senso. Il tutto è narrato in una sorta di dialogo a distanza, in cui Ramuz continua a rivolgersi a Stravinskij con un rispettoso e complice “voi”.
Rendere in italiano l’ispida solennità del francese di Ramuz è una sfida che andrebbe raccolta di nuovo, per far risuonare ancora la voce originale di questo grande narratore svizzero.

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