giovedì 6 agosto 2009

Sintonie: Sonia Serazzi


La biblioteca di Aosta ogni tanto invita i lettori a “adottare un libro”: a portarsi a casa cioè un libro che nessuno ha ancora preso in prestito. L’ho fatto, dopo avere sfogliato qualche pagina, con “Non c’è niente a Simbari Crichi” di Sonia Serazzi (Iride). È un peccato, per vari motivi, che quassù ad Aosta nessuno si sia ancora interessato a questa raccolta di racconti ambientati in un’immaginaria cittadina del Sud Italia. Prima di tutto, la Serazzi sa cosa significa scrivere, è attenta a modulare la sua voce su quella dei suoi personaggi (ogni racconto è un monologo, è una vita), e questa voce riecheggia buone letture e ottimi modelli, e profuma spesso delle inflessioni del parlato del sud senza aver niente di bozzettistico o di artificioso. Poi perché la vita in provincia, a parte il contorno, i dettagli socioeconomici, si assomiglia ovunque, ad Aosta come a Simbari Crichi: giornate inerti, uomini e donne che si affaccendano dietro a piccole, piccolissime cose, ragazzi quietamente insofferenti e adulti accomodatisi nella disillusione, voglia di partire, di cambiare le cose, una flemma nel fare, un disincanto che mica è prerogativa solo del Sud, ma dell’Italia (che è provincia tutta insieme, sempre più, provincia profonda).
Il libro è del 2004. Nel frattempo Sonia Serazzi ha pubblicato, per la stessa casa editrice, un romanzo che bisognerà procurarsi, perché la Serazzi è una scrittrice vera, consapevole, ha uno sguardo ironico e compassionevole sulle cose e sugli uomini, e i suoi personaggi ci somigliano.

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