domenica 7 febbraio 2010

Sul nome di Dvoinikov (in attesa di "Rapsodia su un solo tema")

Dvoinikov in origine si chiamava Dvornikov: cognome comune, ma anche – come dire – inadeguato, perché rimanda al mestiere di spazzino, poco adatto a una famiglia agiata come quella del nostro compositore. Quando l’ho scoperto, ho cercato, dopo un momento di scoramento, un cognome che non si allontanasse da quella sonorità, e allo stesso tempo evocasse tutt’altro significato. Ho trovato Dvoinikov, che è anch’esso un cognome attestato, e nell’etimo rimanda all’idea di doppio, di specchio: era perfetto. Dvoinikov non è doppio nel senso di ambiguo, di falso, ma nel senso di chi ha dovuto sempre far convivere la sua natura con degli obblighi imposti dall’alto; la doppiezza è avvertibile nella sua musica, nel dover essere quello che non vorrebbe essere. L’ambiguità sta nella sottile, equilibristica capacità di adeguarsi – e nello stesso tempo nell’incapacità di farlo fino in fondo, per via di una personalità troppo potente.

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