lunedì 17 gennaio 2011

Da "Letteratitudine": titoli musicali

Che la musica eserciti un’attrazione fortissima sulla letteratura, magari anche solo un’attrazione di pelle, è ampiamente dimostrato dal forum che Massimo Maugeri e io animiamo su “Letteratiudine”. Che le forme musicali siano fonti a cui la narrativa in particolare attinge, e con insistenza, è confermato da molti titoli, che rimandano spesso quelle forme, in particolare quelle proprie della musica colta. Cominciamo, e non a caso, da “Rapsodia”.
Il termine rapsodia sembra rimandare, in questi titoli, a silloge, a florilegio, a un modo non sistematico, libero, di accumulare pagine, pensieri; è probabile (ma andrebbe verificato) che in alcuni titoli di narrativa prevalga la suggestione delle rapsodie ungheresi di Liszt, e quindi il gioco di contrasti, una certa spavalda danzabile nostalgia, un’idea di virtuosismo e di velocità. Evidenti in vari titoli sono anche la connotazione geografica, il rimando alla memoria dei luoghi, un’intenzione etnologica – il che è perfettamente coerente con la forma musicale di cui stiamo parlando.

Decisamente più inflazionato è il termine “Sinfonia”. A scorrere i titoli presenti su ibs si scoprono trattati, romanzi per ragazzi, sillogi poetiche, manuali – di giardinaggio, gastronomia, psicologia. Notevole l’uso di “sinfonia” nella titolazione di testi di argomento spirituale. Con alcune eccezioni (le due “Sinfonie” di Pizzuto, ad esempio), si direbbe che il termine rimandi, più che a una connessione stretta con l’illustre forma strumentale, a un’idea generale di complessità, di vasto affresco, di polifonia, di solennità pomposa, di superiore armonia celeste.

Passiamo ai titoli dei libri in commercio ispirati (da vicino, da lontano) alla forma della sonata, o almeno caratterizzati dalla presenza del termine “Sonata” nel titolo. Naturalmente la “Sonata a Kreutzer” di Tolstoj, che abbiamo già ricordato a più riprese in questo forum, ha dato l’imprinting a alcuni di questi titoli, che riprendono o comunque ammiccano al romanzo breve del russo (e ricordiamo, se mai ce ne fosse bisogno, che dietro, o meglio dentro, la vicenda raccontata da Tolstoj sta la beethoveniana Sonata per violino e pianoforte in La maggiore op. 47 "A Kreutzer" del 1803).
Pare di scorgere, dietro a tutti questi titoli, un’intenzione contemplativa, intimistica, sentimentale. La “Sonata” a cui sembrano rifarsi questi titoli è ancora intrisa di romanticismo ottocentesco. Più che alla forma-sonata, la potente struttura “narrativa” che è stata matrice di innumerevoli movimenti per qualunque organico strumentale, queste “Sonate” sembrano rimandare a un’occasione, a un momento di introspezione, più raramente a un dialogo sentimentale (forse, qua e là, a un’occasione salottiera). Io e il pianoforte. O, al più, io, lei e il pianoforte (e un altro strumento ad libitum).

E veniamo al “Concerto”. Qui l’elenco torna a farsi fitto, visto che il termine può riferirsi a esperienze musicali molto diverse, dal mondo della musica colta al rock, ma anche, retoricamente, ad accordi, a sintesi, a confronti di opinioni, a condivisioni in contesti del tutto extramusicali (la scuola, la politica…) o, ancora più genericamente, all’interpretazione di una interiorità (e qui, sospetto, “concerto” vale “sinfonia”, “sonata”, “capriccio”, “serenata” o che so io).
Alla fine di queste considerazioni, sazi di questa interminabile e approssimativa stagione concertistica, probabilmente stiamo pensando: mai più un titolo che rimandi a una forma musicale, mai più! In effetti c’è una certa inflazione (penso soprattutto alle voci “Sinfonia” e “Concerto”) che diventerebbe ancora più preoccupante se aggiungessimo i titoli di opere cinematografiche (non lo farò, me ne mancano le forze, e poi andrei fuori tema).

Si tratta comunque di titoli che giocano sulla suggestione, sull’evocazione, più che sulla riproduzione di una struttura musicale; e richiamano un’esperienza, un lavorio introspettivo, un mondo interiore che scalpita e sospira per farsi sentire (questo spiega la presenza di tanti titoli di esordienti, di tante opere prime). Ma è possibile che dietro al bisogno di intitolare musicalmente un’opera narrativa stia anche un’intenzione di ordine: un mettere ordine nei propri pensieri, o nelle proprie pagine, in una forma che non sia semplicemente quella narrativa del racconto dei fatti.

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