mercoledì 19 gennaio 2011

"Rapsodia su un solo tema": l'intervista su "La poesia e lo spirito"

Riporto parte dell'intervista a cura di Massimo Maugeri per quell'eccellente blog che è http://lapoesiaelospirito.wordpress.com.

Come descriveresti i due personaggi del libro: Ethan Prescott e Rafail Dvoinikov?
Sono complementari l’uno all’altro. In partenza c’era una specie di intento geometrico nel definirli diversi, opposti anche geograficamente. Nel corso della stesura, però, li ho visti crescere come personaggi, assumere spessore e complessità, e ho scoperto – io con loro, soprattutto con Ethan Prescott – le non poche affinità. Per esempio i due hanno una concezione molto simile del comporre, un’idea “artigianale”, molto novecentesca (e molto poco romantica); hanno la capacità di guardare le cose (e se stessi) con ironia, un’ironia un po’ manipolatoria, ma anche talvolta con uno spirito sentimentale quasi naif; in comune hanno anche ricordi di esperienze, per esempio la passione infantile per l’improvvisazione al pianoforte, valvola di sfogo dalle lunghe sedute di esercizi, e alcune idiosincrasie. Ora che ci penso, sono tutte cose che hanno in comune anche con me, idiosincrasie comprese, e che mi è stato naturale attribuire loro.
Ethan è un compositore portato all’eclettismo e un uomo intellettualmente curioso, anche se uno snobismo di fondo gli impedisce di essere totalmente eclettico e curioso di tutto. È alla ricerca di modelli forti, alti – il che è piacevolmente in contraddizione con il suo egocentrismo. Non sembra aver conosciuto il dramma – al massimo si concede qualche rimuginio tormentoso sulla natura della sua arte, sui suoi rapporti con Carl Thalberg, su Polina.
Rafail Dvoinikov ha una storia assai più lunga alle spalle, molti dolori e diversi compromessi. È naturalmente molto più consapevole e pessimista di Ethan – ha un modo amaro, smagato, anche derisorio e sarcastico di esprimere questa sua consapevolezza. Talvolta diventa compiaciuto, puntiglioso, provocatorio – sa di poterselo concedere. Se parlando tende alla verbosità (ma è sempre Prescott a trascriverne le parole, non dimentichiamolo) in musica sembra avere scelto il silenzio, dopo avere via via prosciugato di suoni le sue composizioni. Parla spesso di morte. Vive solo, quasi dimenticato, assistito da Polina – ma non ci sembra meno solo Ethan Prescott, che pure conduce una vita assai più movimentata: spesso è per conto suo, in camere di albergo, sul treno, per la strada.
Dvoinikov è un vecchio malato, la cui fisicità si impone sul resto. Ethan Prescott è la voce che racconta e interpreta questo corpo segnato dalla storia, ed è lo sguardo che si posa sulla vecchiaia (di Dvoinikov, poi di Carl Thalberg, di Klyuev…) scoprendo che quello, la vecchiaia con quel che segue, è l’unico sbocco di ogni vita (questo tema attraversa tutto il romanzo, è un leitmotiv che, per quanto lo si osservi con ironia, dà qualche brivido, almeno a Prescott).

Leggete il resto su http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/01/18/intervista-a-claudio-morandini/.

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