mercoledì 6 gennaio 2016

Da Fuori Asse n. 15: Luísa Marinho Antunes

Luísa Marinho Antunes
Creare la parola, creare il mondo
Libreria Ticinum Editore, 2015


Con Creare la parola, creare il mondo, Luísa Marinho Antunes, docente di Letterature Comparate all’Università di Madeira, apre al lettore italiano, che dei poeti contemporanei di lingua portoghese conosce assai poco, una finestra sulla vivace scena letteraria d’area lusofona. La sua è insieme una ricognizione rigorosa della letteratura del dopo-Pessoa e una riflessione appassionata sulla poesia senza frontiere e sulla lingua poetica come fertile terreno di mescolanza e molteplicità.
Le origini di questa raccolta di saggi risalgono al 2002, quando Kamen’. Rivista di Poesia e Filosofia, ha invitato l’autrice a scegliere quali poeti contemporanei del Portogallo tradurre e proporre. Ai primi nomi di Herberto Hélder e António Ramos Rosa, a quel tempo non del tutto ignoti in italiano, ma più ampiamente conosciuti sul piano internazionale, si sono poi aggiunti altri autori del mondo lusofono, che, come confida la stessa autrice nel risvolto di copertina, «in una vera fruizione della lingua, cercano nelle parole le voci di nuove sensazioni e percezioni, offerte dal loro mondo. Lingua trapiantata, il portoghese diventa con i poeti lusofoni una geografia del corpo, rappresentante dell’anima, dell’essere mozambicano, angolano, capoverdiano, sud-americano».
Ed è stata la volta di Luís Carlos Patraquim, poeta del Mozambico, e Arménio Vieira, di Capo Verde, «esempi dell’espressione/creazione di un vecchio-nuovo mondo, dove si incrociano cammini, uomini e affetti, il fisico e l’immaginario, e dove nulla viene cancellato, ma tutto si dà nella ricostruzione di un nuovo corpo.» Alcuni testi proposti in versione bilingue consentono di assaporare, alla fine di ogni saggio, la diversità delle voci di tutti questi autori.
L’obiettivo, anzi l’ambizione di questo libro, pienamente condivisibile, è di aprire, attraverso il confronto con l’espressione dei poeti lusofoni, «vie di riflessione sui poeti italiani e viceversa, consentendo di valutare le diverse tradizioni culturali e letterarie dell’Europa e raccontando molteplici dimensioni del fare arte, in un ripensamento dell’umano e dei suoi rapporti col mondo.» Su questo aspetto insiste l’acuto saggio finale, non a caso intitolato “Multiculturalità e lusofonia: la lingua in libertà”.
Luísa Marinho Antunes, insomma, ripone una grande fiducia nell’«autenticità» della viva esperienza poetica. Anche per questo la conclusione della sua nota è di tono tutt’altro che accademico: «Poeti che pensano in maniera seria l’arte, la tecnica, i contenuti e che rispettano la responsabilità della parola, il suo peso nella contemporaneità, attraverso l’universalità e l’atemporalità delle diverse sfaccettature dell’esistenza. Poeti lusofoni e italiani. Poeti autentici.»

http://cooperativaletteraria.it/index.php/fuoriasse/112-fuoriasse-n-15/600-fuoriasse-15-novembre-2015.html

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