Ha scritto Sara Gavioli in un articolo sulle pubblicazioni delle edizioni Exòrma apparso mesi fa sul suo blog:
«Adelmo Farandola, il solitario personaggio che porta il lettore nel suo
mondo gelido e isolato, ha saputo intenerirmi e disgustarmi allo stesso
tempo. Sono rimasta davvero colpita dal tono dolce, lento,
dall’atmosfera di una narrazione semplice ma che sa dire molto in poche
parole. Se non conoscete questa storia, rimediate in fretta. Ne vale la
pena. La conclusione, poi, che svela i retroscena della nascita del
libro, è stata un’aggiunta molto interessante da leggere.»
Ha scritto Francesca Maccani sul suo blog a proposito di Neve, cane, piede:
«Una prosa asciutta, pulita, evocativa e sinestetica. Libro mai scontato
né retorico. Il sentiero più impervio non è nulla rispetto alle tortuose
elucubrazioni che avvengono nella mente del protagonista e che il
lettore segue inconsapevole e a tratti attonito. Le parole dell’autore
dipingono con abili pennellate gli scenari e i paesaggi. Il momento del
disgelo è descritto con una perizia tale che, per me che sono nata in un
piccolo paesino di montagna, è stato come tornare indietro di
trent’anni e rivivere odori, colori, suoni e immagini legati allo
sciogliersi delle grandi masse di neve.
C’è poi un aspetto che mi ha colpita profondamente ed è legato al fatto
che spesso la letteratura supera la realtà. Forse le coincidenze non
esistono. Ho rivissuto un dolore grande del passato.
C’è tanta melodia in questo libro. È schietto e raffinato come un quadro
di Segantini. È drammatico ed emozionante come il Signore delle Cime
intonato da un coro di montagna.
È una perfetta descrizione, nemmeno così distante dalla realtà, di uno
scenario tipico delle zone alpine isolate, con i suoi eremiti e figure
leggendarie, coi suoi misteri, con la silenziosa omertà degli abitanti e
la diffidenza che si trasforma in scherno agli occhi dei “foresti”.
Un bel viaggio e una bella emozione.»
Ringrazio entrambe.
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