A pag. 50 della rubrica "Recensioni" del n. 9-10 2012 della rivista "Articolo 33", a cura di Anita Garrani, compare una bella recensione del mio "A gran giornate":
“La vita fugge e non s’arresta una hora/ et la morte vien dietro a gran giornate”.
Francesco Petrarca
Dove sono Onorato, Tullio, Nathan, Spaventa e Angous, Duprez e Ollsen, il seduttore, il comico, il masochista, l’Uomo Malato, il rissoso? Tutti, tutti dormono dentro al furgone... è inevitabile il richiamo a Spoon River. Quattro spezzoni di un’avventura vissuta “a gran carriera, magnis itineribus” dove ogni personaggio viene iconizzato attraverso le proprie raffinate stramberie. Quattro storie che s’intrecciano fino a convergere in un unico, grottesco percorso nel quale compaiono figure gotiche di animali usciti dal bulino di Goya, in un tempo storico senza coordinate dai traguardi irraggiungibili. Giocato nel profondo reale del sogno, A gran giornate, ultimo sforzo letterario di Morandini (il quinto per l’esattezza), si colloca in un’ipnosi surreale che abbraccia Beckett e Buñuel, là dove l’abisso è disperato, e per questo se ne cercano possibili vie di fuga, ma anche nella circolarità di Borges nell’apertura di spazi-isola che evidenziano la curiosa, ubiqua, biforcazione del doppio. Ne fa le spese il povero Ollsen, il quale, come Jones il suonatore di Lee Masters, si trova forzatamente al piano e “suonare gli tocca per tutta la vita... e mille ricordi e nemmeno un rimpianto”.
Anita Garrani (Articolo 33 n.9-10, 2012)
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lunedì 5 novembre 2012
mercoledì 2 maggio 2012
"Rapsodia su un solo tema": la recensione su "Articolo 33"
Sul numero 3-4 della rivista "Articolo 33"(Edizioni Conoscenza, Roma 2012), Anita Garrani recensisce con queste parole il mio "Rapsodia su un solo tema - Colloqui con Rafail Dvoinikov" (Manni, 2010). Il pezzo fa riferimento a un "inedito di Prescott, forse apocrifo", che dovrebbe essere pubblicato prossimamente all'interno della rivista "Night Italia" creata e curata da Marco Fioramanti.
I protagonisti che formano il corpus narrativo del romanzo – che a volte prende le sembianze di un saggio o stempera nella cronaca attraverso particolari di storia della musica, analisi di partiture o trascrizioni di un pamphlet del ’700 – sono fondamentalmente due. Il vecchio compositore russo Rafail Nikolaevich Dvoinikov, “nervoso distruttore di impalcature accademiche” e il suo devoto discepolo, Ethan Prescott, professore di musica a Philadelphia. Questi si recherà più volte in Russia a intervistare il maestro, grazie anche all’aiuto della giovane interprete Polina. Ad animare la scena la presenza di Carl, amante di Ethan. Ne nasce la storia vissuta di un uomo, fatta di amori passionali, di libere scelte, finanche quella di utilizzare [e citiamo un inedito di Prescott, forse apocrifo] la stessa musica per quartetto d’archi riuscendo cinicamente, con sottilissime varianti, a trasformare una Elegia funebre in un Inno alla Vittoria, e poi in chissà cos’altro, soddisfacendo in tal modo ben sei diversi committenti. In questo magnifico “romanzo di musica classica” si respira la Storia del secolo scorso attraverso la vita vissuta dei suoi musicisti.
Anita Garrani
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