Se i precedenti romanzi di Fabio Ciriachi, “Soprassotto” (Palomar,
2008) e “L’eroe del giorno” (Gaffi, 2010), si avventuravano nei territori della
memoria (individuale e collettiva) dei tardi anni cinquanta e poi dei settanta
con la velocità di allegretti e andantini, il nuovo “Le condizioni della luce”
(Gaffi, 2013) procede malinconico, dolente e anche solenne come un gigantesco
adagio. Con i primi due, “Le condizioni” va a comporre una sorta di trilogia (o
di suite, per continuare con le allusioni musicali), e conclude la ricognizione
sul passato prossimo attraverso un personaggio, la fotografa Alda, che più dei
personaggi dei precedenti romanzi (l’Ivan ragazzino di “Soprassotto”, l’Ivan
giovane de “L’eroe”) sembra operare un distacco rispetto alle urgenze
autobiografiche che hanno sempre dominato la narrativa di Fabio Ciriachi. In
lei, cioè, donna, raccontata in terza persona, si ritrovano punti in comune e
differenze – tra i primi, di sicuro la pratica della fotografia, tra le seconde
ovviamente il genere. Piuttosto, se proprio vogliamo scovare una figura che
sembri collegarsi più direttamente alle tematiche dei primi due romanzi, è in
Paolo, l’isolato affascinante morente che chiede ad Alda di essere fotografato
fino a che la bellezza non lo abbandonerà, che convergono e si decantano le
passioni, i furori e i dilemmi di tutta un’epoca, e si risveglia una
propensione alla convivialità (anche gastronomica) che era già di Ivan. Lui,
Paolo, sembra un Ivan invecchiato, stanco, deluso ma sempre disposto a
ragionare sul proprio passato, anche quando questo può far male.
L’interiorità riflessiva e circospetta di Alda domina il romanzo, lo
gonfia di pensieri, emozioni, riflessioni e riflessioni sulle proprie emozioni.
Noi vediamo davvero gli ambienti attraverso lo sguardo di Alda, osserviamo il
via vai degli altri personaggi, ragioniamo con questi, poi, rimasti soli,
ragioniamo su quei ragionamenti. È un approccio insieme cauto e sensuale
(amoroso) alle cose che non è consueto nella narrativa di oggi, che invece
sembra tendere a una velocità tutta cose e fatti, come se dovesse inseguire il
cinema (quello d’azione) sul terreno impossibile del dinamismo. Ciriachi,
consapevole di trovarsi in controtendenza, rallenta sui minimi gesti, sui
singoli battiti di ciglia, su ogni boccone di cui si compone un pranzo o una
cena. E come i pranzi e le cene di cui abbonda la sua narrativa richiedono
un’attenta elaborazione, così i fatti si snodano con la lentezza che è propria
della realtà, e sono preceduti da attese che sono raccontate come attese, cioè
momenti ricchi di pensieri e di scenari.
Il carattere contemplativo, oltre che riflessivo, di questo romanzo
spicca nelle numerose pagine dedicate alle Selve, la tenuta nascosta in cui si
è rifugiato Paolo, e in generale alla campagna aretina. In questo mondo solo
all’apparenza fuori dal tempo, solo superficialmente immobile, accadono i fatti
più straordinari e si muovono in realtà i personaggi più vitali e trascinanti,
come Loredana, la ventenne figlia di contadini che vive quietamente in una
sorta di doppia natura, è creatura del mondo che l’ha generata e a cui rimane
legata e, trasformata e trasfigurata, è una perfetta creatura notturna di
città.
Come e più che in “Soprassotto”, ne “Le condizioni della luce”
Ciriachi smazza i piani temporali, alternando i furenti anni settanta con il
ripiegarsi degli anni ottanta e con gli anni duemila, osservandoli quasi sempre
attraverso lo sguardo di Alda, che prima scopre, poi abbandona, poi riscopre la
fotografia come mezzo di esplorazione nella realtà, come metodo di indagine
sugli altri e su se stessa. È anche la storia della sua crescita, della
maturazione di una vocazione artistica e di una personalità, prima schiacciata
da una sorta di dipendenza dagli altri (da altri sbagliati) poi interprete di
una raggiunta indipendenza, conquistata attraverso gli altri (gli altri
giusti). È, infine, una riflessione pacata e serenamente laica (diciamo stoica)
sulla morte, sulla precarietà di ogni cosa, su quanto valga comunque la pena di
vivere ogni esperienza nonostante il carattere transeunte del tutto, sulla
sapienza regolatrice del caso nel riallacciare fili disfatti, sulla sofferenza
come dato ineludibile, sulle numerose piccole strategie per alleviarne gli
effetti.
La rivista: http://www.youblisher.com/p/630571-FuoriAsse-7/
Il sito di Cooperativa Letteraria:
http://www.cooperativaletteraria.it.
http://www.cooperativaletteraria.it.
