Su ZEST Letteratura Sostenibile compare una bella intervista a cura di Antonia Santopietro.
Su La scimmia dell'inchiostro, il blog del sito GoodBook, compare la trascrizione di una conversazione telefonica attorno a Neve, cane, piede e Viaggio al centro della terra.
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domenica 30 ottobre 2016
martedì 23 agosto 2016
Si parla di montagna a Fahrenheit
Il 23 agosto, alle 15, nella prima parte di Fahrenheit, Tommaso Giartosio ha coinvolto Enrico Camanni, Franco Brevini e me in una conversazione sulle trasformazioni (morfologiche, culturali) della montagna.
Qui il podcast:
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martedì 10 maggio 2016
Filippo La Porta su "Neve, cane, piede"
Sul “Quotidiano di Puglia”,
il 20 Marzo 2016, rispondendo ad alcune domande di Claudia Presicce, in
occasione di una lezione all’Università del Salento sulla letteratura
contemporanea, Filippo La Porta ha citato Neve,
cane piede tra i « libri da salvare che non hanno avuto sufficiente
visibilità», accanto a Le cose semplici di Luca Doninelli, Fallire di
Beppe Sebaste e Vita di Lidia Sobakevic di Giovanni Maccari.
«Che cosa hanno in comune?» si chiede La Porta. «Sono
tutti libri che raccontano una storia mettendo al centro un personaggio
memorabile, perché è fondamentale per un romanziere costruire protagonisti
mitici che fissino caratteristiche della condizione umana. Guardano al presente,
ma non sono dei commenti sul contemporaneo perché si legano ad una storia. E
poi incarnano tutti una verità morale che non smette di agire dentro il
lettore, con un giudizio sul mondo contemporaneo, sulla falsità e su una certa
alienazione del nostro mondo».
E ancora: «I libri citati, non a caso, hanno tutti
una lingua non banale, non inerte e non convenzionale, ma semplice e senza
ammiccamenti. Non esiste per me il romanzo d’avanguardia, la trovo
un’espressione ossimorica perché il romanzo lavora su ciò che hanno in comune
le persone. Quindi deve dire delle verità in modo che le possano capire tutti
potenzialmente, con lingua semplice, ma non banalizzante. Lo stile del
romanziere deve sciogliersi dentro le storie e fingerla almeno la naturalezza.»
venerdì 6 maggio 2016
Essere poeti, 4: Stefano Bortolussi
Con la testimonianza di Stefano Bortolussi, traduttore, narratore e poeta, si conclude, per ora, la serie di conversazioni a distanza con alcuni poeti contemporanei amici nate dalle domande espresse dai miei alunni di seconda C del Liceo Scientifico di Aosta.
1) Da cosa e in
quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Letteralmente da
qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. Ogni dato del mondo e del reale, piccolo
o grande che sia, si presta a quello speciale “slittamento” che è l’ispirazione
poetica.
Jorge Luis Borges
ha scritto: Ogni poesia è
misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.
Per fare qualche esempio concreto, le osservazioni/situazioni di “partenza” di alcune fra le mie ultime poesie comprendono: il 60mo anniversario della Citroen DS, la morte di un puma investito da un’auto su un’autostrada californiana, una visita al salone dei diorama del Museo di Storia Naturale di New York…
Per fare qualche esempio concreto, le osservazioni/situazioni di “partenza” di alcune fra le mie ultime poesie comprendono: il 60mo anniversario della Citroen DS, la morte di un puma investito da un’auto su un’autostrada californiana, una visita al salone dei diorama del Museo di Storia Naturale di New York…
2) Che cosa nella
stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una
forma particolare?
Può essere una di
queste tre cose o una combinazione di più elementi, ma direi che il punto di
partenza è più spesso un’osservazione, una situazione, una visione.
Nell’ultimo caso,
se decido di scrivere un sonetto, è ovvio che la scelta della forma
condizionerà il contenuto, ma non al punto da sostituirsi all’idea o
all’immagine di partenza.
3) Che ruolo
riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Ha un ruolo che
può essere importante in fase di ispirazione e prima stesura (tanto che a volte
la poesia si impadronisce del poeta e lo porta in zone che lui non immaginava
nemmeno…), ma in una seconda fase (e terza, e quarta, e quinta, e…) subentra un
duro, rigoroso, spesso doloroso lavoro di pulizia, riscrittura, eliminazione e
sostituzione.
La poesia non è
mai un’opera creata “di getto”; è sempre, come e ancora più del romanzo, un
lavoro “a strati”, uno scavo continuo nella miniera del linguaggio.
4) Quali
sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
Nell’ordine:
eccitazione, ansia, disperazione, accettazione del risultato finale, che è
sempre inferiore (o quanto meno diverso) rispetto all’ispirazione di partenza.
5) La scelta del
titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
Dopo, quando avviene.
A volte la poesia non vuole un titolo, lo respinge, lo rigetta.
6) Quale influenza
sta esercitando internet sulla poesia contemporanea?
È molto utile ai
poeti per restituire un senso di comunità che altrimenti andrebbe perduto, per
stabilire una “rete” (appunto) di relazioni, scambi di opinioni e di poetiche,
etc.; ma è anche illusoria nei riguardi di chi crede che la poesia sia sempre
“a portata di mano” (o di tastiera) e che basti semplicemente “andare a capo”
per poetare.
7) A suo parere, come
si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
La poesia
dev’essere sempre qualcosa di “altro” rispetto alla normale comunicazione. Come
ha scritto Seamus Heaney: La
poesia è il linguaggio in orbita.
Deve produrre,
come dicevo prima, uno “slittamento” di senso, una vertigine espressiva, e deve
farlo con l’unico, grande strumento a disposizione del poeta: il linguaggio.
Per citare un
altro grande, W.H. Auden: Un poeta è, prima di tutto, un uomo che è
appassionatamente innamorato del linguaggio.
Il buon poeta si deve fare portatore di una lingua “nuova”, ma deve farlo possibilmente senza forzature, senza fare violenza alla lingua, sviscerandone i misteri in modo organico.
Il buon poeta si deve fare portatore di una lingua “nuova”, ma deve farlo possibilmente senza forzature, senza fare violenza alla lingua, sviscerandone i misteri in modo organico.
8) Qual è la
relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
È una relazione
forte, perché non esiste poesia che non si nutra di altra poesia. Nel mio caso
specifico, in ordine temporale, Dante, Leopardi, Campana, Bertolucci, Conte,
Mussapi.
9) Da poeta, come
giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
Fermo restando che
per esigenze espressive e (appunto) musicali la forma-canzone ha
caratteristiche per forza di cose diverse dalla poesia in senso stretto, alcuni
versi di canzoni hanno una potenza immaginifica che non ha nulla di invidiare
alla poesia. Dylan, Paul Simon, Springsteen, De André, De Gregori rappresentano
per me dei momenti poetici “forti”, che a volte ricorrono nei miei versi.
10) Come vive la
critica relativa alla sua produzione poetica?
Quando è accaduto
che la critica si sia accorta di me, è sempre stato un piacere. Ma mai un
condizionamento.
11) Ha mai avuto
ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?
Sempre. La poesia
ideale non ha mai fine. Termina soltanto in base all’arbitrio del suo autore,
ma lo stesso autore il giorno dopo che ha terminato la poesia è una poeta
diverso da quello del giorno prima.
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giovedì 5 maggio 2016
Essere poeti, 3: Fosca Massucco
È di Fosca Massucco la terza testimonianza sulla poesia nata dalle domande che i miei alunni di seconda C del Liceo Scientifico Bérard di Aosta hanno elaborato.
1)
Da cosa e in quali
momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Non sono ancora
riuscita a identificare precisamente “che cosa” sia l’ispirazione poetica; se
ti riferisci al momento in cui le immagini che mi scorrono quotidianamente
davanti agli occhi assumono un significato “oltre” il quotidiano, pur rimanendo
sempre identiche a loro stesse, ebbene, accade a casaccio, quasi sempre quando
smetto di rincorrerle.
2)
Che cosa nella
stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una
forma particolare?
Di certo
l’immagine: è lei che si impone e richiede l’attenzione di un significato nuovo.
3)
Che ruolo riveste
la casualità nella composizione di un testo poetico?
Pressoché nessun
ruolo: mi capita raramente di lasciare al caso qualcosa, fatte salve quelle
rare combinazioni per cui il suono della parola diventa per caso (appunto) più
importante del significato stesso.
4)
Quali sentimenti
prova durante la stesura di una poesia?
La
scrittura provoca spesso uno stato di sottile esaltazione mentre avviene: per
tale motivo resisto a lungo alla tentazione delle rilettura e della correzione
(processi questi che per me possono durare anche mesi), fino a quando sono
matematicamente certa che del testo scritto non sono più entusiasta - sono
quindi in grado di scoprirne magagne e difetti che, in preda alla prima
esaltazione, non avrei mai visto.
5)
La scelta del
titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
Non avviene, odio
dare titoli a qualsiasi testo poetico – lo trasforma automaticamente in un
“temino scolastico”; penso sia più che sufficiente il primo verso per
identificare un buon testo.
6)
Quale influenza sta
esercitando internet sulla poesia contemporanea?
Un’influenza
positiva per quanto attiene la diffusione dei testi e il raggiungimento di
molte più persone rispetto al passaparola o allo scaffale della libreria, con
il temibile rovescio della medaglia che tutti si sentono autorizzati a comporre
versi indiscriminatamente ed a propinarli senza criterio mediante ogni forma di
comunicazione di massa, aspettando un riconoscimento corale che non avviene
quasi mai.
7)
A suo parere, come
si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
Leggendo e
studiando tanta, tantissima poesia – la scelta poi si fa da sé in modo
pressochè automatico, come in tutte le forme d’arte.
8)
Qual è la
relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
Studio l’eredità
di Zanzotto e della Campo e se riesco a impararla e a restituire un minimo di
significato personalizzato, per questa vita sono a posto.
9)
Da poeta, come giudica
i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
A parte rarissimi
casi di contaminazione (mi vengono in mente la personale Spoon River di De
Andrè o la traduzione in musica di Yeats da parte di Branduardi ma poco
altro…), non ritengo che i testi delle canzoni siano “poesia”. Sono testi,
magari molto interessanti e curati, ma per loro stessa natura (sennò sarebbero
canzoni mal riuscite) asserviti alla musica.
10)Come
vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
Dipende da chi la
muove, nel bene e nel male. Mi preoccupa di più la critica positiva di una
persona che non stimo che la critica feroce di un poeta o di un letterato che
amo.
11)Ha
mai avuto ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?
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martedì 3 maggio 2016
Essere poeti, 1: intervista a Daniela Pericone
Come di consueto, anche quest'anno si è parlato di poesia nella seconda C del Liceo Scientifico in cui insegno italiano. I miei alunni hanno espresso alcune curiosità che non sempre hanno trovato risposta nelle testimonianze degli illustri poeti rappresentati nelle antologie (tutti o quasi, ahimè, defunti) e che avevano bisogno di essere soddisfatte in modo più concreto e attuale. Da questa esigenza è nata l'idea (non nuova) di avviare una conversazione a distanza con alcuni poeti amici, che hanno risposto di buon grado alle domande dei ragazzi e si sono confidati sul loro essere poeti.
La prima voce è quella di Daniela Pericone, che ringrazio per la disponibilità.
1) Da cosa e in quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Non c’è alcun limite o preclusione di modi e tempi alla nascita del pensiero poetico, si può trovare spunto, occasione, motivo in qualunque aspetto dell’esperienza, e intendo con esperienza sia un accadimento del vissuto esteriore, sia un’elaborazione mentale, una concatenazione di riflessioni o anche solo di ricordi, purché porti a una epifania, a una rivelazione, improvvisa e intuitiva, di qualcosa che prima non si sapeva intorno a ciò che si è vissuto o pensato o ricordato, purché si produca insomma un accrescimento della conoscenza di sé e del mondo.
2) Che cosa nella stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una forma particolare?
Anche in questo caso non penso vi sia un percorso rigido da seguire, o una regola valida per tutti. Posso dire che per me l’innesco alla scrittura si manifesta con un un’idea, un nodo di riflessione legato nel contempo a un’immagine e a una parola, o una sequenza di parole, dotata di precise caratteristiche fono-simboliche. Nel mio modo di concepire la poesia ha un ruolo preminente quello che Robert Frost chiama “sound of sense”, ossia il significato come principio musicale, perché è il contenuto a imprimere al verso un determinato ritmo o misura o tonalità. Assecondare il senso vuol dire accogliere quella rete di corrispondenze foniche e semantiche che consentano di dare forma a un pensiero senza sacrificare la musicalità del testo.
3) Che ruolo riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Più che di caso, parlerei del verificarsi di condizioni favorevoli alla scrittura provenienti da fattori diversi, secondo regole che non conosciamo appieno, o possiamo solo intuire, e che perciò appaiono come casuali. Si tratta appunto di connessioni o combinazioni tra la maturazione interiore di un’idea/emozione e l’occasione in qualunque modo innescata.
4) Quali sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
Un misto di benessere e sofferenza, nel momento in cui si scrive s’ingenera un atto liberatorio, una sorta di stura a qualcosa che fino a un momento prima era compresso e informe, latente e inconsapevole in qualche recesso della mente, e a un certo punto trova la sua via di fuga, ossia la possibilità di tradursi in forma di parole con il ritmo del verso. La sofferenza è tutta nella ricerca della parola che corrisponda più precisamente possibile al pensiero/emozione che si vuole esprimere, accanto alla consapevolezza che ciò che il linguaggio restituisce è sempre una minima parte rispetto al magma imperscrutabile dell’interiorità, destinato per sua stessa natura a rimanere tale.
5) La scelta del titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
In genere nasce dopo, un titolo è un richiamo verso un’idea o un motivo che si ritiene necessario a indicare un percorso della mente, utile a focalizzare lo sguardo del lettore su un’angolatura del discorso poetico anziché un’altra. È come una lente d’ingrandimento, può essere parte del testo o intervenire dall’esterno a chiarire (ma anche fuorviare) un senso. Nell’ultimo libro ho scelto di non dare titoli alle poesie, ho avvertito l’esigenza di non esplicitare o anticipare il contenuto del testo, tuttavia il primo verso, utilizzato in alternativa per identificare la singola poesia, svolge perfettamente la sua funzione rappresentativa.
La prima voce è quella di Daniela Pericone, che ringrazio per la disponibilità.
1) Da cosa e in quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Non c’è alcun limite o preclusione di modi e tempi alla nascita del pensiero poetico, si può trovare spunto, occasione, motivo in qualunque aspetto dell’esperienza, e intendo con esperienza sia un accadimento del vissuto esteriore, sia un’elaborazione mentale, una concatenazione di riflessioni o anche solo di ricordi, purché porti a una epifania, a una rivelazione, improvvisa e intuitiva, di qualcosa che prima non si sapeva intorno a ciò che si è vissuto o pensato o ricordato, purché si produca insomma un accrescimento della conoscenza di sé e del mondo.
2) Che cosa nella stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una forma particolare?
Anche in questo caso non penso vi sia un percorso rigido da seguire, o una regola valida per tutti. Posso dire che per me l’innesco alla scrittura si manifesta con un un’idea, un nodo di riflessione legato nel contempo a un’immagine e a una parola, o una sequenza di parole, dotata di precise caratteristiche fono-simboliche. Nel mio modo di concepire la poesia ha un ruolo preminente quello che Robert Frost chiama “sound of sense”, ossia il significato come principio musicale, perché è il contenuto a imprimere al verso un determinato ritmo o misura o tonalità. Assecondare il senso vuol dire accogliere quella rete di corrispondenze foniche e semantiche che consentano di dare forma a un pensiero senza sacrificare la musicalità del testo.
3) Che ruolo riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Più che di caso, parlerei del verificarsi di condizioni favorevoli alla scrittura provenienti da fattori diversi, secondo regole che non conosciamo appieno, o possiamo solo intuire, e che perciò appaiono come casuali. Si tratta appunto di connessioni o combinazioni tra la maturazione interiore di un’idea/emozione e l’occasione in qualunque modo innescata.
4) Quali sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
Un misto di benessere e sofferenza, nel momento in cui si scrive s’ingenera un atto liberatorio, una sorta di stura a qualcosa che fino a un momento prima era compresso e informe, latente e inconsapevole in qualche recesso della mente, e a un certo punto trova la sua via di fuga, ossia la possibilità di tradursi in forma di parole con il ritmo del verso. La sofferenza è tutta nella ricerca della parola che corrisponda più precisamente possibile al pensiero/emozione che si vuole esprimere, accanto alla consapevolezza che ciò che il linguaggio restituisce è sempre una minima parte rispetto al magma imperscrutabile dell’interiorità, destinato per sua stessa natura a rimanere tale.
5) La scelta del titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
In genere nasce dopo, un titolo è un richiamo verso un’idea o un motivo che si ritiene necessario a indicare un percorso della mente, utile a focalizzare lo sguardo del lettore su un’angolatura del discorso poetico anziché un’altra. È come una lente d’ingrandimento, può essere parte del testo o intervenire dall’esterno a chiarire (ma anche fuorviare) un senso. Nell’ultimo libro ho scelto di non dare titoli alle poesie, ho avvertito l’esigenza di non esplicitare o anticipare il contenuto del testo, tuttavia il primo verso, utilizzato in alternativa per identificare la singola poesia, svolge perfettamente la sua funzione rappresentativa.
6) Quale influenza sta esercitando internet sulla poesia contemporanea?
La diffusione in rete della poesia è una vera rivoluzione, ha rotto gli argini di un sistema in cui pochi detentori del potere editoriale o intellettuale decidevano (e decidono) chi o cosa dovesse avere visibilità o meno, secondo criteri non sempre legati alla qualità dei testi, piuttosto frutto di logiche di consorterie e politiche di esclusione a vario titolo.
Il rovescio della medaglia di questo enorme flusso di poesia disponibile in rete è inevitabilmente la gran quantità di materiale scadente, in mezzo al quale rischiano di perdersi le scritture di qualità, ma se si è forniti di una buona sensibilità letteraria ci si può orientare abbastanza agevolmente.
7) A suo parere, come si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
Domanda interessante per tutti i lettori e cruciale per chiunque si sia cimentato nella scrittura. Parto citando Iosif Brodskij, che cita a sua volta Montale: “la poesia, come disse una volta Montale, è un’arte inguaribilmente semantica, e fornisce scarsissime possibilità ai ciarlatani. Bastano tre versi per lasciar capire al lettore che cosa tiene nella mano [...], perché la poesia acquista subito senso e la qualità del suo linguaggio si fa sentire immediatamente.” Ma bisogna aggiungere che per meglio disporsi a tale tipo di ascolto e riuscire a distinguere il grano dal loglio è importante affinare il gusto critico attraverso una assidua frequentazione della poesia da lettori.
8) Qual è la relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
Ogni poeta dovrebbe aver attraversato, assorbito e metabolizzato il linguaggio e l’immaginario dei poeti della propria tradizione letteraria. La mia scrittura muove da tale amoroso tirocinio, che non genera opposizione a una tradizione, bensì scambio e osmosi ininterrotta, al di là del naturale riconoscimento di risonanze o affinità col tale poeta o talaltra linea letteraria.
9) Da poeta, come giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
In alcuni casi i testi composti per la musica possono essere considerati poetici, ma dobbiamo tener conto che sono sempre condizionati a rispondere a differenti criteri artistici, di fronte ai quali le esigenze ritmiche o contenutistiche proprie della poesia potrebbero venir meno. Per quel che mi riguarda ho una particolare predilezione per le canzoni di Paolo Conte, i cui testi ritengo di altissima intensità poetica anche svincolati dal rapporto con la musica.
10) Come vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
In ogni caso in senso positivo. Ogni lettura, ogni nuovo sguardo arricchisce il testo poetico, crea un senso ulteriore. Vale nel giudizio elogiativo, ma anche quando il discorso critico mette in rilievo aspetti deboli o inadeguatezze, è bene interrogarsi e approfondire le ragioni. Non giova né al poeta né alla poesia arroccarsi sulle posizioni acquisite o peggio inalberarsi per lesa maestà. L’artista, si sa, tende a essere narcisista o permaloso, ma lasciar prevalere tali atteggiamenti gli impedirà di crescere. Io direi che ci vuole umiltà d’ascolto e capacità di accogliere le sollecitazioni, soprattutto quando non compiacenti, per evolversi e migliorarsi. E con pazienza lavorare sul linguaggio, tendere sempre verso il massimo grado possibile di risultato estetico.
La diffusione in rete della poesia è una vera rivoluzione, ha rotto gli argini di un sistema in cui pochi detentori del potere editoriale o intellettuale decidevano (e decidono) chi o cosa dovesse avere visibilità o meno, secondo criteri non sempre legati alla qualità dei testi, piuttosto frutto di logiche di consorterie e politiche di esclusione a vario titolo.
Il rovescio della medaglia di questo enorme flusso di poesia disponibile in rete è inevitabilmente la gran quantità di materiale scadente, in mezzo al quale rischiano di perdersi le scritture di qualità, ma se si è forniti di una buona sensibilità letteraria ci si può orientare abbastanza agevolmente.
7) A suo parere, come si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
Domanda interessante per tutti i lettori e cruciale per chiunque si sia cimentato nella scrittura. Parto citando Iosif Brodskij, che cita a sua volta Montale: “la poesia, come disse una volta Montale, è un’arte inguaribilmente semantica, e fornisce scarsissime possibilità ai ciarlatani. Bastano tre versi per lasciar capire al lettore che cosa tiene nella mano [...], perché la poesia acquista subito senso e la qualità del suo linguaggio si fa sentire immediatamente.” Ma bisogna aggiungere che per meglio disporsi a tale tipo di ascolto e riuscire a distinguere il grano dal loglio è importante affinare il gusto critico attraverso una assidua frequentazione della poesia da lettori.
8) Qual è la relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
Ogni poeta dovrebbe aver attraversato, assorbito e metabolizzato il linguaggio e l’immaginario dei poeti della propria tradizione letteraria. La mia scrittura muove da tale amoroso tirocinio, che non genera opposizione a una tradizione, bensì scambio e osmosi ininterrotta, al di là del naturale riconoscimento di risonanze o affinità col tale poeta o talaltra linea letteraria.
9) Da poeta, come giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
In alcuni casi i testi composti per la musica possono essere considerati poetici, ma dobbiamo tener conto che sono sempre condizionati a rispondere a differenti criteri artistici, di fronte ai quali le esigenze ritmiche o contenutistiche proprie della poesia potrebbero venir meno. Per quel che mi riguarda ho una particolare predilezione per le canzoni di Paolo Conte, i cui testi ritengo di altissima intensità poetica anche svincolati dal rapporto con la musica.
10) Come vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
In ogni caso in senso positivo. Ogni lettura, ogni nuovo sguardo arricchisce il testo poetico, crea un senso ulteriore. Vale nel giudizio elogiativo, ma anche quando il discorso critico mette in rilievo aspetti deboli o inadeguatezze, è bene interrogarsi e approfondire le ragioni. Non giova né al poeta né alla poesia arroccarsi sulle posizioni acquisite o peggio inalberarsi per lesa maestà. L’artista, si sa, tende a essere narcisista o permaloso, ma lasciar prevalere tali atteggiamenti gli impedirà di crescere. Io direi che ci vuole umiltà d’ascolto e capacità di accogliere le sollecitazioni, soprattutto quando non compiacenti, per evolversi e migliorarsi. E con pazienza lavorare sul linguaggio, tendere sempre verso il massimo grado possibile di risultato estetico.
11) Ha mai avuto ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?
Molte volte, soprattutto per quanto riguarda i primi testi. Rileggere le poesie del passato da
un nuovo punto di maturazione, sia sotto l’aspetto dell’esperienza che dello stile, induce
fatalmente a riconoscere le debolezze, ove vi siano, o avvertire come superate determinate
scelte linguistiche. Accade in genere d’essere insoddisfatti del proprio lavoro e la tentazione
sarebbe apportare continue varianti, ma è preferibile accettare le diversità estetiche come
tappe di un percorso, le scansioni del proprio tempo poetico.
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