martedì 3 maggio 2016

Essere poeti, 1: intervista a Daniela Pericone

Come di consueto, anche quest'anno si è parlato di poesia nella seconda C del Liceo Scientifico in cui insegno italiano. I miei alunni hanno espresso alcune curiosità  che non sempre hanno trovato risposta nelle testimonianze degli illustri poeti rappresentati nelle antologie (tutti o quasi, ahimè, defunti) e che avevano bisogno di essere soddisfatte in modo più concreto e attuale. Da questa esigenza è nata l'idea (non nuova) di avviare una conversazione a distanza con alcuni poeti amici, che hanno risposto di buon grado alle domande dei ragazzi e si sono confidati sul loro essere poeti.
La prima voce è quella di Daniela Pericone, che ringrazio per la disponibilità. 

1) Da cosa e in quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Non c’è alcun limite o preclusione di modi e tempi alla nascita del pensiero poetico, si può trovare spunto, occasione, motivo in qualunque aspetto dell’esperienza, e intendo con esperienza sia un accadimento del vissuto esteriore, sia un’elaborazione mentale, una concatenazione di riflessioni o anche solo di ricordi, purché porti a una epifania, a una rivelazione, improvvisa e intuitiva, di qualcosa che prima non si sapeva intorno a ciò che si è vissuto o pensato o ricordato, purché si produca insomma un accrescimento della conoscenza di sé e del mondo.

2) Che cosa nella stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una forma particolare?
Anche in questo caso non penso vi sia un percorso rigido da seguire, o una regola valida per tutti. Posso dire che per me l’innesco alla scrittura si manifesta con un un’idea, un nodo di riflessione legato nel contempo a un’immagine e a una parola, o una sequenza di parole, dotata di precise caratteristiche fono-simboliche. Nel mio modo di concepire la poesia ha un ruolo preminente quello che Robert Frost chiama “sound of sense”, ossia il significato come principio musicale, perché è il contenuto a imprimere al verso un determinato ritmo o misura o tonalità. Assecondare il senso vuol dire accogliere quella rete di corrispondenze foniche e semantiche che consentano di dare forma a un pensiero senza sacrificare la musicalità del testo.

3) Che ruolo riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Più che di caso, parlerei del verificarsi di condizioni favorevoli alla scrittura provenienti da fattori diversi, secondo regole che non conosciamo appieno, o possiamo solo intuire, e che perciò appaiono come casuali. Si tratta appunto di connessioni o combinazioni tra la maturazione interiore di un’idea/emozione e l’occasione in qualunque modo innescata.

4) Quali sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
Un misto di benessere e sofferenza, nel momento in cui si scrive s’ingenera un atto liberatorio, una sorta di stura a qualcosa che fino a un momento prima era compresso e informe, latente e inconsapevole in qualche recesso della mente, e a un certo punto trova la sua via di fuga, ossia la possibilità di tradursi in forma di parole con il ritmo del verso. La sofferenza è tutta nella ricerca della parola che corrisponda più precisamente possibile al pensiero/emozione che si vuole esprimere, accanto alla consapevolezza che ciò che il linguaggio restituisce è sempre una minima parte rispetto al magma imperscrutabile dell’interiorità, destinato per sua stessa natura a rimanere tale.

5) La scelta del titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
In genere nasce dopo, un titolo è un richiamo verso un’idea o un motivo che si ritiene necessario a indicare un percorso della mente, utile a focalizzare lo sguardo del lettore su un’angolatura del discorso poetico anziché un’altra. È come una lente d’ingrandimento, può essere parte del testo o intervenire dall’esterno a chiarire (ma anche fuorviare) un senso. Nell’ultimo libro ho scelto di non dare titoli alle poesie, ho avvertito l’esigenza di non esplicitare o anticipare il contenuto del testo, tuttavia il primo verso, utilizzato in alternativa per identificare la singola poesia, svolge perfettamente la sua funzione rappresentativa.

6) Quale influenza sta esercitando internet sulla poesia contemporanea?
La diffusione in rete della poesia è una vera rivoluzione, ha rotto gli argini di un sistema in cui pochi detentori del potere editoriale o intellettuale decidevano (e decidono) chi o cosa dovesse avere visibilità o meno, secondo criteri non sempre legati alla qualità dei testi, piuttosto frutto di logiche di consorterie e politiche di esclusione a vario titolo.
Il rovescio della medaglia di questo enorme flusso di poesia disponibile in rete è inevitabilmente la gran quantità di materiale scadente, in mezzo al quale rischiano di perdersi le scritture di qualità, ma se si è forniti di una buona sensibilità letteraria ci si può orientare abbastanza agevolmente.

7) A suo parere, come si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
Domanda interessante per tutti i lettori e cruciale per chiunque si sia cimentato nella scrittura. Parto citando Iosif Brodskij, che cita a sua volta Montale: “la poesia, come disse una volta Montale, è un’arte inguaribilmente semantica, e fornisce scarsissime possibilità ai ciarlatani. Bastano tre versi per lasciar capire al lettore che cosa tiene nella mano [...], perché la poesia acquista subito senso e la qualità del suo linguaggio si fa sentire immediatamente.” Ma bisogna aggiungere che per meglio disporsi a tale tipo di ascolto e riuscire a distinguere il grano dal loglio è importante affinare il gusto critico attraverso una assidua frequentazione della poesia da lettori.

8) Qual è la relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
Ogni poeta dovrebbe aver attraversato, assorbito e metabolizzato il linguaggio e l’immaginario dei poeti della propria tradizione letteraria. La mia scrittura muove da tale amoroso tirocinio, che non genera opposizione a una tradizione, bensì scambio e osmosi ininterrotta, al di là del naturale riconoscimento di risonanze o affinità col tale poeta o talaltra linea letteraria.

9) Da poeta, come giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
In alcuni casi i testi composti per la musica possono essere considerati poetici, ma dobbiamo tener conto che sono sempre condizionati a rispondere a differenti criteri artistici, di fronte ai quali le esigenze ritmiche o contenutistiche proprie della poesia potrebbero venir meno. Per quel che mi riguarda ho una particolare predilezione per le canzoni di Paolo Conte, i cui testi ritengo di altissima intensità poetica anche svincolati dal rapporto con la musica.

10) Come vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
In ogni caso in senso positivo. Ogni lettura, ogni nuovo sguardo arricchisce il testo poetico, crea un senso ulteriore. Vale nel giudizio elogiativo, ma anche quando il discorso critico mette in rilievo aspetti deboli o inadeguatezze, è bene interrogarsi e approfondire le ragioni. Non giova né al poeta né alla poesia arroccarsi sulle posizioni acquisite o peggio inalberarsi per lesa maestà. L’artista, si sa, tende a essere narcisista o permaloso, ma lasciar prevalere tali atteggiamenti gli impedirà di crescere. Io direi che ci vuole umiltà d’ascolto e capacità di accogliere le sollecitazioni, soprattutto quando non compiacenti, per evolversi e migliorarsi. E con pazienza lavorare sul linguaggio, tendere sempre verso il massimo grado possibile di risultato estetico.

11) Ha mai avuto ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?
Molte volte, soprattutto per quanto riguarda i primi testi. Rileggere le poesie del passato da un nuovo punto di maturazione, sia sotto l’aspetto dell’esperienza che dello stile, induce fatalmente a riconoscere le debolezze, ove vi siano, o avvertire come superate determinate scelte linguistiche. Accade in genere d’essere insoddisfatti del proprio lavoro e la tentazione sarebbe apportare continue varianti, ma è preferibile accettare le diversità estetiche come tappe di un percorso, le scansioni del proprio tempo poetico. 

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