venerdì 6 maggio 2016

Essere poeti, 4: Stefano Bortolussi

Con la testimonianza di Stefano Bortolussi, traduttore, narratore e poeta, si conclude, per ora, la serie di conversazioni a distanza con alcuni poeti contemporanei amici nate dalle domande espresse dai miei alunni di seconda C del Liceo Scientifico di Aosta. 

1) Da cosa e in quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Letteralmente da qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. Ogni dato del mondo e del reale, piccolo o grande che sia, si presta a quello speciale “slittamento” che è l’ispirazione poetica.
Jorge Luis Borges ha scritto: Ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.
Per fare qualche esempio concreto, le osservazioni/situazioni di “partenza” di alcune fra le mie ultime poesie comprendono: il 60mo anniversario della Citroen DS, la morte di un puma investito da un’auto su un’autostrada californiana, una visita al salone dei diorama del Museo di Storia Naturale di New York…

2) Che cosa nella stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una forma particolare?
Può essere una di queste tre cose o una combinazione di più elementi, ma direi che il punto di partenza è più spesso un’osservazione, una situazione, una visione.
Nell’ultimo caso, se decido di scrivere un sonetto, è ovvio che la scelta della forma condizionerà il contenuto, ma non al punto da sostituirsi all’idea o all’immagine di partenza.

3) Che ruolo riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Ha un ruolo che può essere importante in fase di ispirazione e prima stesura (tanto che a volte la poesia si impadronisce del poeta e lo porta in zone che lui non immaginava nemmeno…), ma in una seconda fase (e terza, e quarta, e quinta, e…) subentra un duro, rigoroso, spesso doloroso lavoro di pulizia, riscrittura, eliminazione e sostituzione.
La poesia non è mai un’opera creata “di getto”; è sempre, come e ancora più del romanzo, un lavoro “a strati”, uno scavo continuo nella miniera del linguaggio.

4) Quali sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
Nell’ordine: eccitazione, ansia, disperazione, accettazione del risultato finale, che è sempre inferiore (o quanto meno diverso) rispetto all’ispirazione di partenza.

5) La scelta del titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
Dopo, quando avviene. A volte la poesia non vuole un titolo, lo respinge, lo rigetta.

6) Quale influenza sta esercitando internet sulla poesia contemporanea?
È molto utile ai poeti per restituire un senso di comunità che altrimenti andrebbe perduto, per stabilire una “rete” (appunto) di relazioni, scambi di opinioni e di poetiche, etc.; ma è anche illusoria nei riguardi di chi crede che la poesia sia sempre “a portata di mano” (o di tastiera) e che basti semplicemente “andare a capo” per poetare.

7) A suo parere, come si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
La poesia dev’essere sempre qualcosa di “altro” rispetto alla normale comunicazione. Come ha scritto Seamus Heaney: La poesia è il linguaggio in orbita.
Deve produrre, come dicevo prima, uno “slittamento” di senso, una vertigine espressiva, e deve farlo con l’unico, grande strumento a disposizione del poeta: il linguaggio.
Per citare un altro grande, W.H. Auden:  Un poeta è, prima di tutto, un uomo che è appassionatamente innamorato del linguaggio.
Il buon poeta si deve fare portatore di una lingua “nuova”, ma deve farlo possibilmente senza forzature, senza fare violenza alla lingua, sviscerandone i misteri in modo organico.

8) Qual è la relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
È una relazione forte, perché non esiste poesia che non si nutra di altra poesia. Nel mio caso specifico, in ordine temporale, Dante, Leopardi, Campana, Bertolucci, Conte, Mussapi.

9) Da poeta, come giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
Fermo restando che per esigenze espressive e (appunto) musicali la forma-canzone ha caratteristiche per forza di cose diverse dalla poesia in senso stretto, alcuni versi di canzoni hanno una potenza immaginifica che non ha nulla di invidiare alla poesia. Dylan, Paul Simon, Springsteen, De André, De Gregori rappresentano per me dei momenti poetici “forti”, che a volte ricorrono nei miei versi.

10) Come vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
Quando è accaduto che la critica si sia accorta di me, è sempre stato un piacere. Ma mai un condizionamento.

11) Ha mai avuto ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?
Sempre. La poesia ideale non ha mai fine. Termina soltanto in base all’arbitrio del suo autore, ma lo stesso autore il giorno dopo che ha terminato la poesia è una poeta diverso da quello del giorno prima. 


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